Mercoledì, 04 Luglio 2018 13:35

Con gli indigeni

con los indigenas 800

Sr. Kelly Pezo (Stati Uniti)
:  “Quando ricordavamo i bambini del Puyo, lei domandava sempre quando saremmo tornati. Si donava con moltissima generosità e allegria”.

Sr. Kelly Pezo, S.H.M., visse tre anni in Ecuador e conobbe Jazmina durante il suo soggiorno lì.

Jazmina_con_niñas_en_Shakkai

I viaggi missionari che facevamo al Puyo, nella foresta ecuadoriana, per portare il Vangelo agli indigeni “Shuar” aiutarono molto Jazmina. Ella era molto “aniñada”, come si dice in Ecuador, cioè: non le piaceva sporcarsi, le costava lavare i piatti perché le faceva schifo, e nemmeno le piaceva condividere il bicchiere con un’altra persona. Quando andò al Puyo la condizione era di non lamentarsi… e così fece. Non si lamentò in nessun momento, tutto il contrario. Per lei il Puyo era una cosa molto grande. Non so cosa le successe lì, però le piaceva moltissimo. Dicevi il nome “Puyo” e le si illuminava il viso. Quando ricordavamo i bambini del Puyo, lei domandava sempre quando saremmo tornati. Si donava con moltissima generosità e gioia e, siccome Dio non si lascia vincere in generosità, sempre riceveva molto quando andava.

Jazmina_de_camino_a_Shakkai

Durante l’Avvento del 2014, nella cappella della nostra casa di Chone, mettemmo una frase e un proposito per ogni giorno. Un giorno la frase diceva qualcosa di questo genere: “offrirsi per coloro che hanno bisogno di te”. E lei diceva che pensava alla gente del Puyo. Questo la smuoveva dentro, perché in quel periodo stava lottando con la questione della vocazione, e lei sapeva che la gente del Puyo aveva bisogno della sua donazione.

Jazmina_con_niños

Una volta, in uno di questi viaggi missionari al Puyo, eravamo insieme nella comunità di Shakkai. All’arrivo alla comunità ci offrirono la “chicha”, una bevanda tipica degli “Shuar”, che producono le donne del villaggio (ognuna fa la propria a casa sua) masticando la yucca, che dopo lasciano fermentare un giorno intero. Fa parte del protocollo di accoglienza dei forestieri offrire la chica, e se il forestiero desidera l’amicizia della comunità, deve berla. Una donna del villaggio mi diede una ciotola intera di chicha. La assaggiai, ma non ce l’avrei fatta a bere la ciotola intera, quindi la diedi alla bambina shuar che tenevo sulle mie ginocchia. Mi rimorse la coscienza, e presi di nuovo la ciotola per berne ancora un po’. La tenevo in mano, ma nel vedere che non bevevo Jazmina me la prese e se la bevve tutta. Io la guardai con occhi di gratitudine, lei fece come se non fosse successo nulla. Se poteva fare qualcosa per alleviare una suora lo faceva.

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