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Domenica, 06 Agosto 2017 10:46

Io la ammiravo

Mª Augusta, Catalina, y Mayra

M. José Zambrano (Ecuador):  Catalina ed io stringemmo un’amicizia molto bella. Così bella che posso dire con sicurezza che era l’unica persona con cui mi sentivo sicura e fiduciosa.

M. José Zambrano, di Chone (Ecuador), ci racconta i suoi ricordi di Catalina. La conobbe durante il primo campo estivo del Focolare della Madre a cui partecipò M. José. Catalina fu la sua animatrice e M. José fu colpita moltissimo dal suo esempio di donazione e sacrificio.

Catalina era un essere umano unico. Sempre si donava in tutto ciò che doveva fare, con molto amore. Non sentii mai uscire dalla sua bocca: “Non posso”.

La conobbi nel mio primo campo estivo. Come è normale, nessuna mi era simpatica il primo giorno del campo, solo le mie compagne di scuola con le quali io pretendevo stare tutto il tempo. La mia sorpresa fu che mi separarono dalle uniche persone che conoscevo ed ero in una squadra di ragazze completamente sconosciute. Una di loro era la mia animatrice. Era Catalina.

Ricordo che quella prima sera del campo nessuno parlava, solo Catalina faceva scherzi e rideva molto, guadagnandosi subito l’affetto di ognuna delle ragazze della squadra. Ci diceva: “Coraggio, ragazze. Questo è appena iniziato. Coraggio!”. Ricordo che ci chiedeva tutto su di noi. Ascoltammo tutte le storie delle altre ragazze, finché alla fine toccò a me parlare di me. Io non volevo parlare con nessuna di loro e ancor meno raccontare come ero arrivata al campo estivo. Allora Catalina mi disse: “Non ti preoccupare, adesso è normale che te ne vergogni... Io sono qui ugualmente... Ma ti ricorderai di questo momento l’ultimo giorno del campo, quando non vorrai andartene. E lì continuerò ad esserci io”.

Trascorsi i giorni, Catalina e io stringemmo un’amicizia molto bella. Così bella che posso dire con sicurezza che era l’unica persona con cui mi sentivo sicura e fiduciosa. Fu allora che decisi di raccontarle la storia di come ero arrivata al campo. Da ogni cosa lei tirava fuori una battuta diversa o qualcosa che mi faceva ridere. Durante tutto il campo si preoccupò molto di ognuna di noi. Io la ammiravo, in particolare per come si donava a Dio in tutto ciò che faceva.

CatalinaLa terza sera del campo ebbi la sorpresa di scoprire che Catalina aveva distribuito letti a tutte, ma lei aveva dormito per terra. Me ne resi conto solo perché entrambe rimanemmo per ultime a cambiarci. Io mi stesi nel letto e Catalina iniziò a prendere tempo per vedere se io mi addormentavo e così non me ne rendessi conto. Mi alzai molto arrabbiata perché non ci aveva detto nulla, e la prima cosa che le dissi fu che si alzasse da lì e salisse sul letto, che c’era spazio per entrambe. Iniziò a ridere molto e mi disse: “Vieni”. Uscimmo dalla stanza e mi disse ridendo: “Non ti preoccupare per me, non è alcun disturbo dormire per terra. Oltretutto è comodo”. Io, molto arrabbiata, le dissi che non mi sembrava bene che non avesse neanche un copriletto per coprirsi. Ma lei continuava solo a ridere. Finché disse: “Va bene, andiamo a dormire e domani ne parleremo”.

Dopo di ciò potei solo pensare che Catalina era molto buona. Uno degli ultimi giorni del campo, ella mi diede il suo indirizzo mail, perché mi diceva che io non dovevo perdermi dal gregge. Quando finì il campo estivo le scrissi con molta emozione aspettando la sua risposta. Mi rispondeva quando poteva, e io lo capivo. Quando mi arrivava un messaggio di Catalina, sempre avevo un sorriso da mostrare. Così ci mandammo messaggi via mail per molti mesi. Senza rendermene conto arrivò il mio compleanno, e la mia più grande gioia quel giorno fu che, circa alle sei e venticinque di mattina, squillò il mio telefono. Non avevo la più pallida idea di chi potesse essere. Catalina mi disse: “Ciao bambina, buongiorno! Buon compleanno! Spero che lo trascorra vicina al Signore e che abbia una giornata colma di benedizioni. Sii buona e non dimenticare che il Signore e la Vergine Maria ti amano molto”. Io rimasi a bocca aperta dicendo: “Come? Scusa, non so con chi parlo!”. Catalina scoppiò a ridere. Fu allora che la riconobbi. Ci mettemmo a parlare e parlare... La mia giornata fu piena di molta gioia grazie a quella telefonata.

Posso anche raccontare con molta gioia che nell’ultimo campo estivo, quando lei era la capo del campo, l’ultima sera, io mi tolsi lo scapolare. Ella se ne rese conto e mi disse: “Tieni, conserva il mio. Mettitelo. È il mio primo scapolare. Adesso desidero che lo tenga tu e te ne prenda cura”. Subito dissi: “No, tu non puoi rimanere senza scapolare”. Mi disse: “Non ti preoccupare, qui ne ho un altro”. E se lo mise. Le chiesi perché non mi dava il nuovo e lei non conservasse il suo primo scapolare, e mi disse: “No, no, M. José, desidero che tu lo tenga”. Sorridemmo e mi diede un abbraccio immenso dicendomi come sempre: “Sii buona”.

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