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Mercoledì, 26 Aprile 2017 21:00

Il Signore va alla sua ricerca

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Sr. Nathaly Vera (Ecuador): Ella, da quando si lasciò plasmare dal Signore e da nostra Madre, incarnò ciò che dice il libro del Siracide.

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Sr. Nathaly Vera è di Chone (Manabí, Ecuador). Conobbe Maria Augusta quando questa aveva 12 anni e fu testimone della sua trasformazione, dalla bambina timida che era in quel momento, fino alla ragazza forte e coraggiosa, ma sempre dolce, che diventò.

Conobbi Maria Augusta quando aveva dodici anni. Il mio ricordo di lei è che era timida. Guardava noi ragazze del Focolare e rideva un po’, ma non ci parlava mai. Mi sembrava una ragazza molto profonda, ma silenziosa. Io pensavo sempre: “Un giorno questa ci farà una sorpresa, perché si nota a distanza di miglia che il Signore va alla sua ricerca”.

Ricordo il primo campo estivo che avemmo in Ecuador. Ella vi partecipò e ne uscì trasformata. Non so che cosa avvenne in quel campo nella sua anima, ma era una persona nuova. Il suo volto e il suo modo di essere cambiarono. Iniziò ad avere con noi una relazione di fiducia, e si unì molto a noi. Era piacevole stare con lei.

La vedevo sempre sorridente e questa era una delle cose che più richiamava la mia attenzione. La chiamavamo con affetto “Cieli”. E a questo io aggiungevo: “La mia nera”. Ed ella sempre mi rispondeva con il suo sorriso. Ricordo che una volta ho attaccato briga con lei sul tema della vocazione, e mi guardava con una faccia da: “Se sapessi...”.

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Era una ragazza molto coraggiosa e con una forza che a volte ci lasciava a bocca aperta, perché, dato che era così timida, non credevamo fosse così. Faccio un esempio. Nel 2009 in Ecuador fu fatto il percorso della Croce della GMG 2011 Madrid. Dovevamo andare a El Carmen, un paese della Provincia del Manabí, a prendere la Croce dei giovani. Eravamo rimaste d’accordo nell’andare con tutte le ragazze per riceverla, ma non sapevamo se Maria Augusta e sua sorella sarebbero venute. Sua sorella ci disse che forse non potevano per motivi personali, ma Maria Augusta disse che lei sì sarebbe venuta.

Il giorno successivo Maria Augusta arrivò alla casa delle suore. Noi eravamo già pronte per partire per andare a prendere la Croce. Sorprese, le chiedemmo: “Sei venuta?”. Rise con quel sorriso che aveva, e disse con molta gioia sul suo volto: “Sì, sono venuta”. Questo lo disse con una gioia e una forza come se avesse superato qualcosa di molto difficile. Continuammo a chiedere: “E tua sorella?”. Ci rispose: “Non lo so, io sono venuta da sola”.

Il giorno successivo sua sorella ci raccontò ciò che era successo, e ci disse che, vedendo ciò che aveva fatto sua sorella minore, era rimasta ammirata per la forza e il coraggio che aveva avuto.

Aveva una forza che smuoveva. Era ammirevole: sempre lavorando, giocando, ridendo... E tutto per Colei (la Vergine Maria) che le aveva trasformato l’anima. Ella, da quando si era lasciata plasmare dal Signore e da nostra Madre, incarnò ciò che dice il libro del Siracide:
“Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a Lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni” (Siracide 2, 2-3).

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