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Venerdì, 15 Settembre 2017 21:00

«Così ti tiene il demonio. Non te ne rendi conto?»

Erika Moreira

Erika Moreira (Chone, Ecuador):  «Ricordo sempre Mayra con una grande fiducia nel Signore, in ogni momento. Quando aveva problemi in casa sua, sempre diceva: “Il Signore deve aiutarmi, è il Suo dovere”. E moriva dal ridere.»

Erika Moreira (Chone, Ecuador) conobbe Mayra e Jazmina quando tutte e tre erano molto piccole, e non può scrivere di una senza parlare dell’altra. Ci racconta i suoi ricordi sulle sue care amiche, in particolare quelle ultime conversazioni con Jazmina durante l’ultimo campo estivo, alcune settimane prima della sua morte.

Scriverò di Mayra e di Jazmina contemporaneamente, perché non potrei scrivere di una senza parlare dell’altra. Ci conoscemmo fin da molto piccole perché mia madre e la madre di Jazmina erano grandi amiche. La domenica ci riunivamo per trascorrere la giornata assieme. Siccome Mayra viveva proprio di fronte alla casa di Jaz (Jazmina), uscivamo a giocare e trascorrevamo i pomeriggi tra giochi e risa. Delle cose che ricordo maggiormente dell’infanzia di Jaz erano la sua gioia e che, quando voleva qualcosa, lo otteneva.

Di Mayra ricordo che le è sempre piaciuto aiutare. Fin da molto piccola aiutava sua madre in casa ed era una grande lavoratrice. Non le piaceva non fare nulla. Sempre pensava agli altri.

Man mano che crescemmo smettemmo di vederci. Finché, all’improvviso, ci incontrammo in una riunione del Focolare della Madre. Non potevo credere che fosse lì, perché non avevo mai osato parlare loro del fatto che io appartenevo a un gruppo giovanile. Da quando ci incontrammo di nuovo, spesso ci incontravamo per andare assieme a casa delle suore. Quando io andai a vivere alla Residenza per studentesse, ricordo che ci scrivevamo lettere e continuammo a restare in contatto finché io me ne andai dalla Resi e mi allontanai dal Focolare della Madre e da tutto. Ma ogni volta che le incontravo erano per me un ricordarmi di Dio.

L’ultima volta in cui le vidi fu durante il campo estivo. Era da molto che non sapevo nulla di loro, ma il re-incontro in quel campo fu molto speciale. Non solo il re-incontro con loro, ma con tutte le ragazze. Parlai moltissimo con Jazmina. Ricordo una cosa che mi disse: «Erika, quando ti metterai in cammino e smetterai di vivere male?». Mi disse questo molto seria. Quella sera ci fu un gioco. Era come una «casa del terrore» ma con i sette peccati capitali. Ella ed un’altra ragazza facevano da spettri. Durante tutto il gioco l’ebbi dietro di me, mi faceva cadere e mi gridava: «Così ti tiene il demonio. Non te ne rendi conto?». Sono parole che mi sono rimaste impresse e che mi hanno aiutato.

Ricordo sempre Mayra con una grande fiducia nel Signore, in ogni momento. Quando aveva problemi in casa sua, sempre ci diceva: “Il Signore deve aiutarmi, è il Suo dovere”. E moriva dal ridere.

Non posso negare che, da quando se ne sono andate, non hanno fatto altro che aiutarmi e intercedere per me.

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