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Karolin

Karolina Vera:  Suor Clare dovette camminare per tre ore e mezza nella selva, portando in spalle il suo zaino, indossando gli stivali e un impermeabile in caso di pioggia sopra il suo abito nero pieno di fango.

Karolina Vera è una giovane del Focolare della Madre, molto vicina a Suor Clare. Partecipò ai lavori di socorso fino al momento del recupero del corpo di Suor Clare dalle macerie a cui era stata ridotta l’Unità Educativa Sacra Famiglia di Playa Prieta dopo il terremoto del 16 aprile del 2016. Karolina condivide con noi un bel ricordo della generosità di Suor Clare, questa volta riguardo la sua disposizione nei confronti della difficile missione nel Puyo, nella regione amazzonica dell’Ecuador.

Le Serve del Focolare della Madre, insieme ad alcuni sacerdoti e giovani appartenenti a questa associazione e ad alcuni membri dell’ di Playa Prieta erano soliti recarsi in missione due volte l’anno nel Puyo, nella selva amazzonica ecuadoriana per evangelizzare gli indigeni Shuar (meglio conosciuti come Jíbaros) e portar loro l’amore di Dio. 

Anche Suor Clare partecipò alla missione nel Puyo. Fece parte della seconda missione che organizzammo, che iniziò il 17 febbraio del 2014. Eravamo in totale 35 missionari: 8 suore, 4 sacerdoti e 23 giovani. Ci dividemmo per visitare undici comunità Shuar.

Il gruppo missionario in cui stava Suor Clare visitò due comunità: quella di Sharupi e quella di Shakay. Per arrivare a Sharupi bisogna camminare nella selva per un’ora e mezza e attraversare un fiume a piedi. Per arrivare a Shakay si deve camminare per altre due ore da Sharupi attraverso un sentiero di tronchi, il che è molto difficile, specialmente se piove. In totale, per raggiungere la seconda comunità, Suor Clare dovette camminare per tre ore e mezza nella selva, portando in spalle il suo zaino, indossando gli stivali e un impermeabile in caso di pioggia sopra il suo abito nero pieno di fango./p>

Raggiungere le comunità non è facile, soprattutto nel mese di febbraio, poiché in Ecuador è inverno e piove molto e il percorso è più faticoso. Anche il fatto di vivere quattro giorni con le comunità indigene nella selva non è facile. Non ci sonoi servizi più elementari: non c’è luce, non ci sono bagni, non ci sono neppure i letti e si deve dormire sul pavimento. È così che vivono gli Shuar e nello stesso modo dobbiamo vivere anche noi mentre stiamo lì.

Io non ero nello stesso gruppo di missionari di Suor Clare, perché, quando lei si fermò nella sua comunità, io proseguii verso una comunità chiamata Jampis, che si trova a circa sei o sette ore di cammino. Al termine della missione, ognuno tornò a casa con il cuore pieno. 

Puyo

Dopo qualche tempo rividi Suor Clare, che allora si trovava nella comunità di Guayaquil. Quando la vidi, le dissi: “Suor Clare, torniamo nel Puyo”. Lei sorrise.

Nel 2015, Suor Clare fu mandata a Playa Prieta, dove vivo io. Un giorno, dopo che avevamo parlato del Puyo, ricordo che mi chiese perché mi piacesse tanto il Puyo. Io le risposi: “Perché quelle persone desiderano conoscere e amare Dio e ne hanno bisogno. Perché i sorrisi di quei bambini sono i più belli che io abbia mai visto. Perché lì mi sento libera e felice”. Suor Clare mi disse che lei si era prodigata totalmente nella missione del Puyo e che era molto contenta e riconoscente a Dio per averle permesso di vivere quell’esperienza, ma che vi sarebbe tornata solo se Dio glielo avesse chiesto, non si sarebbe offerta per tornare.

Nel 2016, poco prima di Pasqua, le suore ci comunicarono che il mese successivo ci sarebbe stata una nuova missione nel Puyo e chi desiderava partecipare doveva iscriversi in fretta. Io mi avvicinai a suor Clare e le dissi: “Andiamo!”. Lei accennò solo a un sorriso, che io le restituii. Mi chiese ancora una volta perché mi piacesse tanto il Puyo ed io le diedi la stessa risposta. Mi guardò, mi sorrise e se ne andò.

Durante l’incontro della Settimana Santa con il Focolare della Madre, la notte del venerdì Santo, Suor Clare mi chiamò da parte e con un sorriso bellissimo e splendente, mi disse: “Sai cosa ho chiesto oggi al Signore?” e io, guardandola con curiosità, le dissi che non lo sapevo. Allora lei, guardandomi fissa, mi disse: “Ho chiesto al Signore di andare nel Puyo con la prossima missione. Mi sono offerta per andare. Voglio dire, non solo perché è Lui a chiedermelo, ma ho voluto offrirmi di farlo. Gliel’ho chiesto”.

Devo riconoscere che, quando lei me lo disse, io fui contentissima, ma allo stesso tempo rimasi molto impressionata e continuavo a pensare: “Davvero Suor Clare vive protesa alla santità e si offre per intero al Signore, completamente”.

Purtroppo, il mese successivo non potemmo andare in missione nel Puyo. L’11 aprile del 2016 Playa Prieta fu colpita da una grande alluvione. Tutto il paese, compreso il collegio dove vivevano le suore, era sommerso dall’acqua, che arrivava fino alla vita. Per tutta la settimana le suore, le candidate e un gruppo di ragazze dovemmo rimuovere l’acqua e il fango e ripulire tutta l’area della scuola. Ridevamo spesso e dicevamo: “Adesso, questo è il nostro Puyo e bisogna mettercela tutta”. Eravamo così contente! Il 16 aprile, Suor Clare e le candidate che ripetevano insieme a me, sorridendo: “Questo è il nostro Puyo e dobbiamo mettercela tutta”, dopo avercela messa tutta per tutto il giorno, sono morte sotto le macerie a cui il terremoto aveva ridotto l’edificio dove si trovavano. Loro si sono donate completamente fino alla fine, senza riserve. Grazie Suor Clare, grazie María Augusta, Valeria, Mayra, Catalina e Jazmina. Grazie per l’esempio, grazie tanta donazione.

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