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Domenica, 12 Maggio 2019 21:00

Nessuno l’aveva dimenticata

Clare Hernández

Clare Hernàndez (Stati Uniti):  Questo muro cadde in frantumi quando me ne dovetti andare da quel Paese così bello. Era come se Suor Clare fosse lì, dappertutto.

«La vita era tornata alla normalità, ma nessuno si era dimenticato di Suor Clare». Questa fu l’esperienza di Clare Hernàndez quando tornò in Ecuador nel 2017, nella sua seconda esperienza missionaria in quel Paese. Clare Hernàndez aveva conosciuto Suor Clare nel 2008, quando era ancora una bambina. Nell’aprile del 2016 aveva comprato un biglietto per fare un’esperienza missionaria in Ecuador per quell’estate. La morte di Suor Clare segnò in modo definito quel viaggio.

I primi ricordi che ho di Suor Clare sono del mio primo campo estivo, nell’estate del 2008. Lei fu la mia caposquadra. Tutte le bambine della squadra, di sette e otto anni, eravamo affascinate da lei. Lei sapeva esattamente come stare con noi, come attirare la nostra attenzione e come trasformare il nostro amore inconsapevole a Gesù e Maria in un amore più forte.

Credo che furono il suo carisma e la sua voce ad attirare maggiormente la mia attenzione. Suor Clare aveva una voce che attirava l’attenzione a tutti, sia mentre cantava che quando parlava. Cantava molto bene e con tutte le sue forze. Ricordo che, durante il tempo che passavamo in cappella, lei suonava la chitarra e cantava. A volte lo faceva con gli occhi chiusi: si vedeva che era assorta nella preghiera, mentre dava gloria a Dio con la sua voce.

Suor Clare era anche molto divertente. Non dimenticherò mai i suoi “programmi radio”, seduta su un tavolo della sala da pranzo, con un’altra suora e senza nessuna traccia di vergogna. Faceva ridere tutte noi con il suo accento irlandese e i suoi gesti divertenti. Mi aveva convinta che sapesse parlare in cinese e che in Irlanda esistesse solo il colore verde. Ogni volta che glielo chiedevo, mi raccontava il famoso aneddoto dell’elfo, che mi sembrava davvero divertente. Tuttavia ricordo anche qualche storia che ci raccontò durante le riunioni di formazione e che mi impressionarono molto, pur essendo piccola. Ci parlava molto delle virtù: della generosità, dell’obbedienza, della carità, dell’importanza di superare se stessi, ecc.

L’anno seguente tornai al campo estivo, ma io avevo un anno in più, ed ero perciò, molto più “esperta” nelle cose di questo mondo. Suor Clare era ancora uguale in genialità, ma io e le mie amiche eravamo troppo “sciocche” per poterle mostrare la nostra ammirazione. Ci mandavamo bigliettini durante la messa, buttavamo via di nascosto il cibo che non ci piaceva, dovevamo sempre andare in bagno nei momenti dei mestieri. Mi ricordo che una volta una suora mi chiamò con altre mie amiche per aiutare in cucina. Eravamo impegnate a finire un lavoretto e non avevamo nessuna intenzione di lasciare quello che stavamo facendo finché non avessimo finito. La suora insistette una seconda e una terza volta fino a che Suor Clare, che era ad un altro tavolo e che stava osservando tutta la situazione, venne dritta verso di noi. Non dimenticherò mai la sua faccia arrabbiata, piena di delusione: io l’avevo vista sempre contenta, e mi colpì molto vederla così. Ci disse: «ragazze, dovete dirci come vivrete quello che resta di questo campo estivo». Aggiunse: «continuerete a fingere e prendere alla leggera qualunque cosa vi tocca? O inizierete a prestare attenzione, ascoltare, obbedire, fare nuove amicizie e imparare cose nuove? Mi fate pena».  Se queste parole fossero venute da un’altra persona, probabilmente non mi sarebbe importato, ma essendo Suor Clare, fu un duro colpo.

Quando arrivai alle superiori, Suor Clare fu destinata ad altre comunità fuori dagli Stati Uniti e non la vidi più per molto tempo. Nel 2016, l’estate prima del mio ultimo anno alle superiori, comprai un biglietto per andare in Ecuador e passare alcune settimane di missione con il Focolare della Madre. Suor Clare in quel momento si trovava a Playa Prieta, dove insegnava nella scuola gestita dalle suore. Avevo molta voglia di vederla ancora una volta, ma ero anche un po’ nervosa perché avevo ancora l’impressione di quel richiamo del campo estivo. Il 16 aprile successe quello che successe: il terremoto. Ricordo che mi svegliai quella domenica mattina e trovai la mia famiglia riunita attorno al computer, nella sala in soggiorno. Solamente a vedere le loro facce capii che era successo qualcosa di brutto. Quando, un po’ più tardi, ricevemmo la notizia che avevano trovato il corpo di Suor Clare, tutto pareva irreale. 

Erano passati anni dall’ultima volta che la vidi, ma avevo ancora molto presente il ricordo del suo volto giovane e sempre gioioso. Non potevo credere che non ci fosse più.

Clare Hernández nell'Ecuador (2017)

Quel viaggio fu una benedetta pazzia per me. Era il mio ultimo anno al liceo.

Mi trovavo in un momento della mia vita in cui dovevo decidere che tipo di persona volevo essere e quanto avrei preso sul serio la mia fede. Quel muro si fece a pezzi quando dovetti andarmene da quel Paese così bello. Era come se Suor Clare fosse lì, dappertutto.

Ogni volta che dicevo il mio nome, la gente esclamava: «Come suor Clare!». Ogni persona che l’aveva conosciuta, parlava di lei costantemente. Non solo gli adulti, ma anche i bambini piccoli e i giovani della mia età, sempre ci stavano raccontando i ricordi che avevano di lei. Tutte quelle storie riempivano il buco degli anni in cui Suor Clare non visse negli Stati Uniti. Le ragazze della mia età mi raccontavano quanto le aveva aiutate Suor Clare nelle loro vite, con il tema dei fidanzati, dei genitori o trovando la loro vocazione. I bambini parlavano del suo sorriso, la sua voce e dicevano che era la professoressa preferita della scuola. Pur non capendo tutte le parole in spagnolo, capivo quello che mi stavano dicendo dall’espressione sulle loro facce e l’entusiasmo con cui parlavano della loro “hermanita” (Ndt: suorina).

La visita a Playa Prieta fu un’esperienza molto sobria. Non c’era più niente. La scuola, la casa delle suore, tutte quelle cose che facevano sì che la gente di quel Paese si sentisse orgogliosa, non c’erano più. Ci inginocchiammo dove prima si trovava la casa delle suore, dove avevano trovato il corpo di Suor Clare. Non c’era niente, solo pezzi di legno, qualche chiodo, molta terra e macerie. Ma la gente non piangeva più. Il Paese aveva già iniziato a ricostruire tutto, a ricominciare da capo. Era iniziata anche la costruzione della nuova scuola. Fu sorprendente far parte di questa meravigliosa collaborazione. Ogni persona che aveva conosciuto Suor Clare e le altre sorelle, era disposta a dare il suo tempo e le sue energie per aiutare a ricostruire la scuola e il convento. Io non avevo mai visto nulla di simile. Sapevo che sarei dovuta tornare in Ecuador. 

L’estate successiva ero di nuovo lì e, in quel breve spazio di tempo tra i due viaggi, tutte le macerie e la bruttezza si erano trasformate in qualcosa di bello. La scuola e la cappella erano state terminate e tutto sembrava perfetto. La vita era tornata alla normalità, ma nessuno aveva dimenticato e nessuno si sarebbe dimenticato di Suor Clare. Tutti continuavano a parlare di lei come se fosse stata lì ieri.

Clare Hernández nell'Ecuador (2017)

I ricordi dei bambini piccoli mi colpirono molto. Conobbi a tutti gli studenti di seconda superiore e fui impressionata dalla loro gentilezza e dalla loro gioia. Molti mi raccontarono che vivevano situazioni difficili in casa, venivano da famiglie disgregate e da situazioni di povertà estrema. Nonostante ciò, tutti i giorni arrivavano alla scuola con orgoglio, con il loro uniforme e il loro sorriso, pronti a imparare. Seppi che quelli di seconda superiore, la classe di Valeria, andarono alla scuola subito dopo il terremoto per recuperare le suore e le ragazze che erano rimaste sotto le macerie. Subito dopo il terremoto pavevano pensato alla loro scuola, alle loro suore. Questo fatto dimostra l’importanza che la scuola ha per loro. Fu sorprendente scoprire la loro lealtà e la loro gioia. E non è che avessero vite facili, per precisare.

O tutto o niente. Riflettei molto su quella frase di Suor Clare in quel viaggio. Aveva senso quando ero lì, era molto evidente. Anche se non c’era Suor Clare in persona, credo che imparai più da lei rispetto a quando l’avevo potuta avere davanti a me. Conobbi Suor Clare per mezzo dei bambini a cui lei insegnò, attraverso le persone che lei “toccò” in un modo o nell’altro durante la sua vita. Sembrava che ogni persona che incontravo lì fosse cambiata grazie a Suor Clare.

Mi dissero che la suora cantava con tale entusiasmo che, prima di morire, la sua voce era diventata rauca. Solo dopo la sua morte la gente seppe che soffriva di emicrania frequentemente; di lei ricordavano solo la sua risata e il suo sorriso. 

Tutto o niente. Non erano solo parole, era qualcosa che lei viveva totalmente.

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