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Giovedì, 19 Dicembre 2019 21:00

Aveva una grazia unica per stare con i bambini

Hna. Isabel con la Hna. Clare

Suor Isabel Cuesta, SHM (Spagna):  I bambini trovavano qualsiasi cosa che la suora dicesse loro come la più naturale del mondo.

Suor Isabel Cuesta ci racconta alcuni ricordi dell’anno in cui stette insieme a Suor Clare nella comunità di Jacksonville (Florida, USA). La sorprendeva il dono che aveva per stare con i bambini, che era notevole specialmente con alcuni bambini “problematici”, che ella sapeva aiutare a uscire da se stessi e superare le loro difficoltà. La colpisce che suor Clare non si vantasse dei suoi molti talenti e le sembra che, in buona parte, ciò sia dovuto al sano realismo che seppe trasmetterle sua madre.

Considero una grazia aver vissuto in comunità con suor Clare a Jacksonville (Florida, USA) e a Torrent (Valenza, Spagna).

Quando mi trovavo con lei a Jacksonville, nell’anno scolastico 2008-2009, ella insegnava religione alla Scuola Parrocchiale ai bambini dell’asilo e della 1ª e 2ª elementare e preparò anche questi ultimi per la Prima Comunione.

Aveva una grazia unica per stare con i bambini. Racconto due aneddoti a mo’ di esempio.

Belmonte

Nel grupo dei bambini di 2ª ce n’era uno che non parlava mai. Non aveva nessuna disabilità fisica: semplicemente, non parlava. A suor Clare dispiaceva moltissimo. Un giorno conobbe la madre e si preoccupò ancora di più. Era una donna singolare, chiusa in se stessa e poco comunicativa. Suor Clare si propose come impegno personale quello di far parlare il bambino, poiché era convinta che avesse una sorta di blocco psicologico a causa di un fatto capitato in famiglia o qualcosa del genere. In quel periodo, suor Clare stava parlando ai bambini del Sacramento del Battesimo e il bambino in questione non era battezzato. Ella entusiasmava così tanto i bambini, che anche lui iniziò a sentire il desiderio di essere battezzato. Ricordo che suor Clare imitava la sua voce rauca la prima volta che parlò, per dirle: «Suor Clare, io mi voglio battezzare». Da quel giorno, il bambino parlò normalmente con suor Clare, anche se solo con lei. Alla fine, si battezzò e diventò un bambino più socievole e felice.  

L’altro caso riguarda un bambino che era piuttosto tranquillo, fino al giorno in cui qualcosa smise di funzionare nella sua famiglia e incominciò ad essere un bambino violento. Iniziò a scontrarsi con un compagno di classe. La maestra e in seguito anche la preside tentarono in diversi modi di controllarlo e calmarlo, ma questi era sempre più violento e rispondeva sempre peggio. Una volta, scappò in cortile e trascorse lì il  pomeriggio. Nessuno sapeva come tranquillizzarlo. La preside allora chiamò a casa nostra e chiese aiuto a suor Clare per questa situazione. Suor Clare si avvicinò al bambino, che non fuggì da lei. La suora iniziò a parlare con lui e, dopo alcuni minuti, il bambino andò a chiedere scusa alla dirigente e alle persone che aveva offeso. Io, parecchio meravigliata, chiesi a suor Clare cosa gli avesse mai detto ed ella mi riassunse la conversazione: «Gli ho chiesto se volesse ferire in quel modo il Cuore della Vergine Maria, infilzando delle spine nel Suo Cuore. Mi ha detto di no. Allora gli ho chiesto se volesse toglierLe le spine che Le aveva infilzato e ha annuito. Poi gli ho detto che per togliere le spine dal Cuore di Maria, doveva prima chiedere scusa alle persone che aveva offeso. Lui ha annuito ed è andato a farlo».

Suor Clare parlava del Cuore di Maria ai bambini e di come i nostri peccati feriscono il Cuore di Gesù e di Maria. Insegnava loro anche a fare penitenza. I bambini trovavano qualsiasi cosa che la suora dicesse loro come la più naturale del mondo. Nel loro entusiasmo infantile all’entrare nel meraviglioso mondo della vita spirituale che lei spiegava loro, a volte dovette mettere un freno a qualche loro eccesso, come per esempio quando si incoraggiavano a vicenda a non indossare la felpa quando faceva freddo per offrire il sacrificio. O ancora, quando qualche bambino usciva dall’aula per andare ad inginocchiarsi davanti a un’immagine del Papa che si trovava nel corridoio, perché si ricordava che suor Clare aveva detto che dovevano pregare per il Papa. 

 

Con i bambini creò anche il “Club del Rosario”. Un giorno alla settimana andavamo a prenderli all’uscita di scuola, andavamo insieme nella nostra cappella, facevamo una breve riflessione con loro e pregavamo un mistero del Rosario. Iniziò un gruppo di circa dodici bambini, ma alla fine si estese a quasi tutta la classe e partecipavano anche alunni di altre classi.

Suor Clare con delle ragazze

Ogni tanto aprivamo anche il Tabernacolo, affinché potessero vedere Gesù. Suor Clare li invitava a dire ad alta voce a Gesù quello che volevano. Un bambino, vedendo l’Eucaristia in quell’ostensorio con i raggi intorno, Gli disse: “Gesù, mi piace il tuo cappello”. Ella ci raccontava questo fatto, senza scoraggiarsi di fronte alla semplicità dei suoi piccoli alunni.

Un po’ di tempo dopo, persino quando non c’era una suora che rimanesse con loro, i bambini venivano a casa nostra e facevano una piccola riflessione per conto loro nella cappella, sceglievano un canto e pregavano un mistero del Rosario. Talvolta io rimanevo a bocca aperta nel vedere i bambini pregare in quel modo, alcuni erano davvero piccoli. Suor Clare non si fermava neanche a guardare. Non mi è mai sembrato che cadesse nella tentazione di attribuirsi niente o di fare in modo di attirare l’attenzione per il grande ascendente che aveva sui bambini. Aveva un rispetto molto grande per la dignità dei bambini, era sincera con loro, non li lusingava e non li ingannava. Allo stesso modo trattava anche i giovani.

Il fatto che non si vantasse mi colpiva molto, specialmente considerando i doni che aveva e quanto si facesse amare. Una volta le domandai se da piccola non si fosse mai montata la testa per tutte le sue abilità artistiche. Lei scosse il capo in segno di negazione e disse: “Con Margaret era impossibile”. Sua madre, Margaret, era sicuramente la donna provvidenziale che le trasmise quel realismo umano che la caratterizzava, così lontano dalle sceneggiate e dalle speculazioni. Solo una volta – raccontava suor Clare - sua madre era caduta in trappola. Fu la volta in cui dovettero andare a prenderla a scuola per portarla a casa perché si presumeva fosse “ipnotizzata”. 

Persino suor Clare si sorprese che sua madre non l’avesse minacciata di smettere immediatamente di fare la sciocca, ma davvero credette che fosse ipnotizzata. Mi ricordo anche che quando le suore andarono a Derry per il suo funerale, sua madre disse: “Queste suore, che dicono che Clare era tanto buona, sappiano che da piccola tirava i capelli alle sue sorelle!”. Immaginai che suor Clare stesse sorridendo dal Cielo, dicendo: “Lei è Margaret!”.

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