Hna. Clare

Sr. Clare nacque il 14 novembre 1982 a Derry (Irlanda del Nord). Entrò come candidata delle Serve del Focolare della Madre all’età di 18 anni, l’11 agosto 2001. Fece i suoi primi voti il 18 febbraio 2006, scegliendo il nome religioso di Sr. Clare Maria della Trinità e del Cuore di Maria. Emise i suoi voti perpetui l’8 settembre 2010. Durante il suo tempo di professa, ha servito nelle comunità delle Serve a Belmonte (Cuenca, Spagna), Jacksonville (Florida, Stati Uniti), Valenza (Spagna), Guayaquil (Ecuador) e Playa Prieta (Manabí, Ecuador). È morta a Playa Prieta a causa del terremoto del 16 aprile 2016.

La testimonianza che offriamo qui di seguito potrebbe essere considerata quasi una “autobiografia” di Sr. Clare, visto che raccoglie in un testo le sue stesse parole, tratte da varie occasioni in cui raccontò la sua conversione e la sua vocazione.

Quando, nel 2014, scrisse la storia della sua vocazione, alla quale mise il titolo “Che film!”, iniziò così: “Spero che questa testimonianza possa fare molto bene alle vostre anime e vi aiuti ad avvicinarvi di più a Dio, perché, stando vicino a Lui, sarete veramente felici!” Facendo nostra questa sua intenzione, vi lasciamo alle sue parole.


Perché io?

HnaClare 2Quando avevo 16 anni venne nella mia città un noto ipnotizzatore. Io l’avevo già visto altre volte e mi piaceva molto lo spettacolo. Volevo che ipnotizzasse anche me. Prima di iniziare lo spettacolo l’ipnotizzatore ci disse che solo certe persone con certi stati mentali potevano essere ipnotizzate. Subito dopo disse che tutto il pubblico - eravamo circa 800 persone - doveva fare un semplice esercizio con le mani, alla fine del quale, quelli che sarebbero rimasti con le mani intrecciate sarebbero dovuti salire sul palco, perché essi potevano essere ipnotizzati. Io ero con un gruppo di amici in una delle prime file del teatro. Nessuna delle loro mani rimasero unite; neppure le mie. Ma io finsi che fossero attaccate. In coro, tutti i miei amici, animosamente, mi dissero: “Sali, Clare, che ti ipnotizzerà”. Io salii sul palco con circa altre 30 persone. Formammo una fila orizzontale guardando verso il pubblico. L’ipnotizzatore si fermava davanti a ognuno di noi e con la palma della sua mano toccava la nostra fronte rapidamente, dicendo con voce grave: “Rilassati!”. Io vedevo che alcune persone cadevano su una sedia dietro a loro, pronta per quella grande caduta. L’ipnotizzatore faceva tornare ai loro posti coloro che non cadevano, mentre il pubblico applaudiva loro per compassione, visto che essi non potevano essere ipnotizzati. Arrivò il mio turno. Mi fece esattamente lo stesso che aveva fatto agli altri, e “caddi” sulla sedia che avevo dietro. “Sono completamente cosciente - pensai - non mi sento ipnotizzata”. In effetti... Il fatto è che non ero ipnotizzata. Al tre l’ipnotizzatore ci disse che dovevamo aprire i nostri occhi e che saremmo stati ancora sotto l’effetto di non so che cosa. Dando le spalle al pubblico ci diceva strizzando l’occhio: “Beh, sapete già quello che dovete fare”. Nessuno di quelli che erano sul palco era ipnotizzato: o erano attori, o era gente come me, capace di seguire il gioco dell’ “illustre ipnotizzatore”.

L’uditorio, come era successo a me in altre occasioni, credeva ciecamente che tutti fossimo ipnotizzati. L’apogeo dello show arrivò alla fine, quando il “signor Rilassati” disse che avrebbe dato a ognuno degli ipnotizzati un regalo. Il regalo era uno gnomo che solo noi avremmo potuto “vedere e toccare”, nessun altro. Quello gnomo sarebbe stato con noi fino a mezzogiorno del giorno dopo. Nello scendere dal palco, la gente mi circondò chiedendomi delle cose sullo gnomo: “Che vestiti indossa?”. “Ha la barba?”. “Come si chiama?”. “Adesso mi sta guardando?”... Tutti mi credettero. Me ne andai a casa con lo gnomo “Dominic”, e andai a scuola pure con lui. I professori, persino i più severi e inflessibili, finirono per credere alla storia.

Alcuni anni dopo, io ero in casa con la mia famiglia e delle amiche. Eravamo tutti in cucina, da buoni irlandesi, e stavamo bevendo del tè mentre tenevamo quelle tipiche conversazioni che iniziano con la frase: “Vi ricordate quella volta che...?”, seguita da una risata generale e di colpi sulle ginocchia. Visto che tutti eravamo di così buon umore, dissi: “Vi ricordate di quando io ho recitato come se fossi ipnotizzata e avessi uno gnomo?”. Tutti mi guardarono, silenzio totale. “Vi ricordate?”, ripetei con una risata nervosa. “No, no. Tu avevi lo gnomo veramente, quello che succede è che, siccome eri ipnotizzata, adesso non ti ricordi... Ma sì, sì, ce l’avevi sulla palma della mano”. E tutti iniziarono a parlare in contemporanea, cercando di convincermi che era così.

Racconto questa storia perché, quando seppi che Dio mi stava chiamando alla vita religiosa, nessuno poteva credere che Dio chiamasse una ragazza come me. Secondo molti era impossibile che io potessi avere la vocazione, ma invece sì che potevo avere uno gnomo. Lo scrittore Chesterton disse: Quando si smette di credere in Dio, subito si crede in qualunque cosa”. Frase terribile! Triste realtà! Dio può chiamare chi vuole, come vuole, dove vuole... E perché? Perché è Dio. Il nostro fondatore, in una poesia che ha scritto, intitolata “¿Por qué a mí?” [N.d.R.: “Perché io?”], dice: “Non ti chiederò più “perché io”, semplicemente riconoscerò la Tua libertà e ringrazierò senza fine”.

Per la verità non avevo mai pensato di essere suora. Migliaia di altre cose sì, ma... suora, mai!

Senza posto per Dio

mapa de irlanda

Sono di una piccola parte del mondo che si chiama Derry, nell’Irlanda del Nord. Vengo da una famiglia cattolica, ma per motivi semplicemente politici. Nell’Irlanda del Nord c’è una divisione molto forte tra cattolici e protestanti. Nascere in una famiglia cattolica non necessariamente significava andare a Messa o avere una formazione nella fede cattolica. I cattolici che volevano un'Irlanda unita uccidevano i protestanti, e i protestanti che non volevano un'Irlanda unita uccidevano i cattolici. Questa discordia si poteva palpare chiaramente. Sono sempre vissuta in una zona a predominanza nazionalista, che lottava per un’Irlanda libera, cosa che consisteva in una rottura radicale con la Gran Bretagna. Questo è quello che per me significava essere cattolica.

Ricevetti i sacramenti del Battesimo, la Confessione, la Comunione, la Cresima, ma non capii mai - non ne avevo neppure molto interesse - ciò che stavo ricevendo. Dio non aveva alcun posto nella mia vita. In una società in cui prevale l'odio non c'è posto per Dio.

Forse è dovuto al fatto di essere venuta da un ambiente radicale e guerriero che sono sempre stata molto “o tutto, o niente”.

Una “pazza”

A los 7 añosQuando avevo circa sei anni, c’era un’immagine della Madonna che si portava di casa in casa e si pregava il rosario. Io pensavo che era una preghiera eterna. Io dicevo: “Che noia!”. Non mi piaceva per niente. E inoltre dovevo dirlo in ginocchio... Dovevo anche andare a Messa tutte le domeniche. Mi portavano mia madre e mio padre. Tutto il tempo guardavo le vetrate, guardavo i capelli della gente, il naso della gente... Stavo guardando ovunque, meno il sacerdote e l’altare.

Ciò che ricordo è che una volta, quando avevo circa sette anni, andai in chiesa con mia madre e con le mie sorelle. Era Quaresima, tutte le immagini erano coperte da tele viola. Salimmo sul coro e da lì vedemmo la Via Crucis proiettata su una tela bianca in una zona del presbiterio. Mentre mettevano immagini della Passione del Signore, la musica di fondo diceva: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel Tuo regno”. Anche se ero molto piccola, tutto ciò che stavo vedendo e sentendo mi toccò profondamente e mi misi a piangere, perché non capivo perché trattavano così “quell’uomo”.

Per la prima confessione mi dissero che dovevo raccontare i peccati al sacerdote. Io pensavo che non avevo peccati, perché avevo solo 7 anni, e non puoi avere peccati all’età di 7 anni, vero? Questo è ciò che pensavo io...

Io sono sempre stata molto pazza. A scuola facevo sempre il pagliaccio. “Senti, Clare, imita quella professoressa”. E io allora imitavo la professoressa. Non facevo i miei compiti. Altri li facevano. Io invece davo loro in cambio le sigarette. Andai a una scuola di suore e sempre mi dicevano: “Clare, i vasi vuoti fanno molto rumore”. Me lo dicevano sempre. Probabilmente mi insegnavano la verità, ma io ero così nelle nuvole che non ascoltavo. E stavo sempre parlando quando loro parlavano. Non per cattiveria, ma semplicemente perché parlavo molto.

Andai a messa fino a quando ebbi 15-16 anni, quando mia madre smise di andare a messa. Le mie sorelle ed io dovevamo andarci, ma andavamo in un parco fino a quando la messa finiva, e poi tornavamo a casa. Mia madre pensava che ci andassimo, invece no.

Nel mondo del teatro e della televisione

Hermana Clare con amigas de jóven

Sr. Clare (a sinistra) con le sue amiche

Fin da molto piccola, incoraggiata dai miei professori, iniziai a recitare poesie nel “Feis Ceoil”, un festival tradizionale dell’Irlanda nel quale si recitano poesie, si canta, si balla il ballo irlandese, ecc. Iniziai anche a cantare in un coro e a scrivere storie. Forse è per l’insistenza dei miei professori e della mia famiglia, nella quale io ero un “elemento”, che mi era venuta l’idea di voler fare qualcosa di molto grande nella mia vita. Io volevo essere attrice, e non un’attrice qualunque, ma un’attrice famosa. E non solamente famosa in Irlanda, ma a livello mondiale - la mia meta era Hollywood, sul serio -. E, oltretutto, avevo molto fiducia in me stessa: “Questo è ciò che voglio fare, e lo farò”. Immagino che su questo si basava ciò che i miei professori dicevano: “Tu andrai molto lontano”.

Quando avevo 14 anni vidi sul giornale un annuncio che diceva qualcosa del genere, più o meno: “Per aspiranti attori che sognano di arrivare un giorno sul grande schermo: questo laboratorio è la tua opportunità per guadagnare esperienza e consigli per poter lavorare in televisione e nel cinema”. Partecipai al laboratorio e, grazie al successo che ebbi, iniziai a far parte di una compagnia di teatro e avere un “manager”. Mi piacevano moltissimo le lezioni di teatro. In quelle lezioni ti dicevano che tu sei la migliore e che non c’è nessuno come te. E io credevo a tutto questo, ovviamente. “Tu sei la migliore”. E tutto girava attorno alla vanità di come sei fisicamente. Dovevo andare ai casting e alle audizioni. Quando vai alle audizioni e ti presenti davanti ai direttori, devi avere molta fiducia in te stessa, ti preparano così. Io pensavo che ero la migliore di tutte. Mi piaceva moltissimo il teatro, sia farlo sia scriverlo, leggerlo e dirigerlo.

Ebbi il mio primo lavoro televisivo nel “Channel 4” dell’Inghilterra, all’età di quindici anni. Era un programma la cui traduzione in italiano sarebbe “Svegliati!”. Lo trasmettevano la domenica alle 10 e mezzo di mattina. E poi avevo un lavoro come presentatrice in un programma pure dello stesso canale. E quando avevo 17 anni mi chiamarono per essere una presentatrice in un canale molto diffuso che si chiama “Nickelodeon”.

In questo mondo c’è un ambiente di peccato, è terribile. La mie amiche erano così, vivevano in peccato mortale, piaceva loro bere, fumare, andavano con ragazzi, non obbedivano ai loro genitori, cioè stavano vivendo male, anch’io ero così.

Incontro con il Santissimo Sacramento

La Eucaristia Due amiche della mia classe andarono a un incontro di un fine settimana, e mi chiesero perché non andavo anch’io. Io dissi di no, perché era qualcosa di religioso e io non volevo sapere nulla di ciò. Allora esse andarono a questo ritiro, e poi mi dissero: “Devi andare! Perché adesso la mia vita è cambiata. Che esperienza!”. Parlarono così per molto tempo, e io dissi: “Va bene, vengo al prossimo ritiro”.

Andai a quel ritiro e, la prima sera, non mi piacque per niente, perché parlarono del fatto che Dio era la luce del mondo, e io dicevo: “Che cos’è questo?”. Non mi piaceva per niente. Ci fu un po’ di tempo per pregare davanti al Santissimo. Questa era la prima volta che lo facevo, cioè stare davanti al Santissimo Sacramento, parlare con il Signore. Sotto al Santissimo c’era un quadro grande del Signore che diceva: “Gesù, nostro Salvatore”. Io pensavo: “Che cos’è questo?”. Il sacerdote ci disse che dovevamo parlare con il Signore. Io dicevo: “Che cosa dico a questo pane?”. Io non sapevo che era il Signore, non lo sapevo. Non sapevo come parlare con Dio. Iniziai a parlare con Lui di cose sciocche. Non mi ricordo che cosa dissi. Forse che mi aiutasse in una verifica... Credo che fu nel silenzio di quella piccola cappella che per la prima volta fui cosciente che Gesù mi voleva dire qualcosa. Sentivo una voce che cercava di parlare con me, che dovevo cambiare e convertirmi. Io non sapevo che cos’era e pensavo di stare impazzendo. Sentivo molto che dovevo cambiare, ma non cambiai: “Il Signore non ha diritto di chiedermi di cambiare. Che diritto ha? È solo Dio...”. Io pensavo questo perché ero molto superficiale. Io dicevo: “Mi vuoi togliere tutta la felicità che ho”. Non volevo cambiare anche se il Signore mi stava chiamando a cambiare, perché ero “felice”.

Inizio della chiamata

Dopo questa esperienza pregavo. Iniziai a parlare di più con il Signore e con la Madonna, ma niente... Siccome feci molte amicizie durante il ritiro, essi mi invitarono al gruppo della domenica. Dopo un certo tempo, mi chiesero di dare delle riflessioni e di essere animatrice di un gruppo nei ritiri successivi. Io continuavo a essere piuttosto “immatura” in ambito religioso. Per la verità non so di cosa parlai nelle mie riflessioni o che testimonianza diedi, perché veramente non avevo niente da dire. Avevo molta voglia di vivere, di realizzare il mio ideale e la mia meta, ma Dio non costituiva una parte centrale della mia vita, niente affatto.

Una volta vennero delle suore a parlare della vocazione, di come dobbiamo seguire Gesù Cristo, di come dobbiamo vivere cristianamente, ecc. E sentivo dentro di me che tutto quello che stavano dicendo io dovevo viverlo. Parlarono della vocazione, e io sentii che avevo vocazione, anche se non avevo la più pallida idea di cosa fosse. Dicevano che era una vocazione speciale nella quale Dio sceglie una persona per essere completamente Sua.
Io feci domande sulla vocazione e mi dissero che, se avevo vocazione, mi sarei dovuta fare suora. Ma io avevo l’idea che tutte le suore avessero 82 anni e stessero pregando delle Ave Maria tutto il giorno, e non volevo vivere quella vita, volevo essere famosa... Non volevo essere suora e non volevo la vocazione.

Un viaggio gratis in Spagna

Hermana Clare con amigas de jovén

Sr. Clare con le sue amiche

Disgraziatamente, fin da molto giovane, dai 12 o 13 anni, avevo iniziato ad andare a feste e discoteche e a mettermi nell’ambiente cattivo del mondo. Fumavo e bevevo. Non ero capace di vivere senza un pacchetto di sigarette. E quando avevo 17 anni, l’alcool divenne un problema per me, un problema piuttosto grosso. Dico tutto questo, affinché sappiate in quale ambiente mi trovavo. I miei fine settimana consistevano nell’ubriacarmi con i miei amici. Spendevo tutti i miei soldi in alcool e tabacco.

Un giorno una mia amica, Sharon Dougherty, mi chiamò e mi disse: “Clare, vuoi andare in Spagna? È tutto pagato”. “Un viaggio gratis in Spagna! - pensai - Dieci giorni di festa in Spagna con il sole”. “Certo che ci vado!”. Io, sinceramente, pensavo che saremmo andate su un’isola turistica come Ibiza, ma questo viaggio risultò essere un incontro della Settimana Santa in un paesino della Spagna in cui non c’era spiaggia, né sole, né festa, né niente di niente... L’uomo che pagò i biglietti aveva conosciuto il Focolare della Madre l’anno prima, quando egli aveva partecipato all’incontro della Settimana Santa. Rimase così impressionato che volle portare lì dei giovani affinché avessero la stessa esperienza. Sharon mi disse che tutti quelli che volevano andare in Spagna, per prendere il biglietto, dovevano andare in una certa casa a prenderlo. Allora mi diede l’indirizzo, anche lei ci sarebbe stata.

Arrivò il giorno e andai nella casa dove sarebbero stati i miei amici, ed entrai in una stanza con gente di 40 o 50 anni, tutti con il rosario nelle mani. “Voi andate in Spagna?”, chiesi loro, quasi con la paura di sentire la risposta che avrebbero dato con tutto l’entusiasmo tre secondi dopo: “Sì, andiamo in pellegrinaggio”. “Come? In pellegrinaggio? Questo significa che devi andare a Messa ogni giorno?”. Io non sapevo che cos’era un pellegrinaggio, ma mi suonava una cosa come l’andare a Messa. E la mia amica, che era seduta per terra disse: “Clare, non te l’ho detto, ma è in un monastero”. Immediatamente le dissi che non volevo andare, e mi disse: “Clare, il tuo nome è sul biglietto”. Non c’era rimedio, dovetti andarvi. Adesso credo che fu il modo che usò la Madonna per portarmi a casa, nel Suo Focolare, in quello di Suo Figlio.

Che cosa farai per Me?

2003 Priego Semana Santa HM (20)

Il monastero dove si celebrò la Settimana Santa del 2000

L’incontro della Settimana Santa era in un monastero del XVI secolo. Non era certamente quello che avevo immaginato quando avevo pensato di andare in Spagna. Io non volevo stare lì. Mi ricordo che arrivando al monastero ero una ragazza molto superficiale. La prima cosa che cercai fu la mia sigaretta e uno specchio. Non volevo essere fastidiosa, ma lo ero. Qualunque ragazza che pensa solo a se stessa, ai suoi capelli, alle sue sopracciglia, è un fastidio molto grande. Io non sapevo ciò che era la Settimana Santa. Ma sarebbero stati 5 giorni in questo monastero, cui avremmo partecipato con molto raccoglimento e concentrazione, incentrandoci sulla Passione, Morte e Risurrezione del Signore.

Durante questo Incontro ci furono delle relazioni di formazione, riunioni per gruppi, orazioni, messa... Io andavo solo alle cose nelle quali sapevo che, se non fossi andata, l’avrebbero notato, ad esempio, alle riunioni per gruppi. Lì conobbi Padre Rafael Alonso, il nostro fondatore. Egli era nel mio gruppo. Tutte le ragazze del mio gruppo parlavano delle meraviglie dell’Eucaristia, credo che fosse il tema dell’Incontro. Quando mi chiesero la mia opinione, mi tirai fuori la sigaretta dalla bocca e chiesi: “Che cos’è l’Eucaristia?”. Quando mi spiegarono che cos’era, non sperimentai nessuna illuminazione della fede, semplicemente risposi con un: “Ahhh”.
Ma, il Venerdì Santo, qualcuno mi disse: “Oggi è Venerdì Santo, Clare. Oggi devi entrare in chiesa”. Allora io andai alla Celebrazione liturgica della passione e morte del Signore e mi sedetti nei banchi in fondo con un atteggiamento passivo. Si presentò il momento nel quale tutti coloro che erano in chiesa si misero in fila nel corridoio centrale della chiesa per l’adorazione della croce. Anch’io mi misi in fila, con le mani in tasca. Io non stavo pensando alla Passione del Signore né a nulla del genere. Stavo pensando: “A che ora finisce questo per andare a fumare?”. Ma Dio non ha bisogno di te per lavorare nella tua anima.

Quando toccò a me baciare la croce, non mi ricordo se mi inginocchiai o se feci la genuflessione, mi ricordo solo che baciai il chiodo che era sui piedi di Gesù e ricevetti la grazia di vedere come Egli era morto per me sulla croce, per i miei peccati, per le mie vanità, per le mie infedeltà, per la mia impurezza... Vidi che io avevo inchiodato il Signore alla croce e che l’unico modo in cui io potevo consolarLo era con la mia vita. Ormai non valeva raccontare barzellette, né fare una bella rappresentazione teatrale per consolarLo, nulla, nulla di ciò che io potevo fare poteva consolarLo, solo dandoGli la mia vita! E questo senza avere formazione religiosa: ero pazza, andavo in discoteca, pensavo di andare a Ibiza e in quel momento, nel baciare la croce, il Signore mi fece cadere completamente da cavallo. Io non capivo ciò che stava succedendo; era la prima esperienza forte che ho avuto.

Quel semplice atto non durò più di dieci secondi. Baciare la croce, qualcosa di apparentemente banale, ebbe un impatto molto forte dentro di me. Tertulliano scrisse: “Nell’azione di Dio non c’è niente che sconvolga la mente umana così tanto come la sproporzione tra la semplicità dei mezzi usati e la grandiosità degli effetti ottenuti”.

Io non so spiegare esattamente ciò che avvenne. Non vidi alcun coro di angeli né vidi alcuna colomba bianca che veniva dal tetto verso di me, ma ebbi la certezza che il Signore era sulla croce per me e, assieme a questa convinzione, sentii un vivo dolore, simile a quello che avevo sperimentato da piccola quando facevo la Via Crucis. Tornando al banco, io ormai avevo un’impronta dentro che non avevo prima. E iniziai a piangere, e a piangere, e a piangere... Io ovviamente avevo una reputazione di insolente... Ma non potevo smettere. Dio mi aveva mostrato con chiarezza che era morto per me e che io dovevo dargli qualcosa, e quel qualcosa non era semplicemente un’Ave Maria, una messa, un impegno piccolo, ma era la mia vita.

La cruz que la Hna. Clare besó

La croce che baciò Sr. Clare

Non fu qualcosa che io avrei chiesto, io non sapevo pregare. Proveniva da Lui: “Io sono morto per te, che cosa farai per Me?”. Di fronte a questo invito a donarmi, io mi spaventai. Pensavo: “Per seguire il Signore, devo lasciare tutto. E non sono pronta per questo: ho un fidanzato, ho una carriera, ho i soldi, ho i trucchi, ho le sigarette...” E compresi che ciò che Egli mi stava chiedendo era qualcosa che superava le mie forze, che era una chiamata a seguire Lui completamente, lasciando tutto - lasciando il niente per il tutto, in realtà, perché Egli è il Tutto - e pensavo che non avrei potuto farlo.

Quello che a me succedeva prima con l’amore umano è che io sentivo che non mi saziava. Io sapevo che il Signore mi stava chiamando a un amore più grande, a un amore totale, a una donazione totale, ad avere un cuore indiviso solamente per Lui. E io pensavo che non lo potevo fare, e questo perché il mio modo di pensare l’amore era molto sbagliato. L’amore per me era il piacere, il cercare me stessa, un amore vano. Io pensavo che in quella donazione sarei stata disgraziata. Ma c’è una cosa che il Signore mi ha insegnato, che colui che perde la sua vita e colui che si dimentica di se stesso e muore a se stesso è felice. E questo è vero. Io ho vissuto la vita e so che, come dice Santa Edith Stein, “L’essenza dell’amore è la donazione”, cioè donarsi, dimenticarsi di se stesso. Quando segui il Signore, entri in una scuola d’amore nella quale devi imparare da Lui, e si impara ad amare guardando la croce. A me diede moltissima luce il guardare Gesù in croce e sapere che questo Lui l’aveva fatto per amore, e che mi stava chiedendo la stessa cosa, anche se ciò mi spaventava. Non è facile amare, perché sempre siamo egoisti. Stiamo sempre cercando noi stessi, sempre, sempre. Ma io ho visto ciò che Egli ha fatto per me e Gli dico: “Signore, mi lasci senza parole. Se Tu sei morto per me, come non morirò io a me stessa?”.

Dopo questa esperienza, io dicevo al Signore: “Farò ciò che vuoi”, ma tornai in Irlanda e mi dimenticai della grazia che Dio mi aveva dato. È così facile in un ritiro o quando "senti" l'amore di Dio, dirGli: "Farò tutto quello che mi chiedi", però quando "scendi dal monte" non è così facile. Tutto questo che Gli diciamo, persino con le lacrime, quando siamo “sul monte Tabor”, dobbiamo anche ricordarlo, ripeterlo e viverlo quando “scendiamo dal monte”, quando torniamo alla nostra vita quotidiana, nel nostro ambiente. Edith Stein diceva: “Il Crocifisso ci fissa e ci chiede se siamo ancora decisi a mantenere fede a ciò che Gli abbiamo promesso in un’ora di grazia”.

Voglio vivere come loro

roma2000

Sr. Clare durante il pellegrinaggio del 2000.

Durante l’Incontro della Settimana Santa, Padre Rafael mi invitò ad andare con i giovani del Focolare alla Giornata Mondiale della Gioventù a Roma; era l’anno 2000. Io accettai, anche se non sapevo molto bene né chi era Giovanni Paolo II né cos’era una Giornata Mondiale della Gioventù. Fu in quel pellegrinaggio in Italia che l’inconfondibile voce di Dio mi tornò a parlare forte dentro di me. Confesso che non vissi molto bene il viaggio. Mi attraevano di più i negozi dell’Italia che le chiese e le cattedrali. Farò un esempio di come ero io. Tutti compravano rosari, statue del Sacro Cuore per la loro nonna, cioè cose di questo genere... E che cosa ho comprato io? Un accendino a forma di water, alzavi la tavoletta e usciva la fiamma. Un’altra cosa che ho comprato era un braccialetto arancione con lettere cinesi che dicevano darti delle energie creative. Mi ricordo di una ragazza che diceva che avrebbe chiesto al Padre se poteva benedire i suoi rosari e le sue statue. Allora io dissi: “Allora io gli porto questo?”. Questo era l’atteggiamento che io avevo durante il pellegrinaggio. Mi sedevo sempre nella parte dietro del pullman con altre ragazze e non pregavamo mai il rosario con le altre.

Ma non è vero che il Buon Pastore lascia le novantanove pecore per andare a cercare la pecora smarrita? Ebbene, fece lo stesso con me. Mi cercò finché trovò il momento opportuno per dirmi: “Io voglio che tu viva come loro”. Sentii con forza un altro schiaffo nell’anima. Io capivo che dovevo vivere la vita delle suore ed Egli mi stava chiamando a questo. Io sapevo che dovevo darGli la mia vita, ma adesso mi stava mostrando come la dovevo dare: come le suore, in povertà, castità e obbedienza. Alzai il volume della musica che stavo ascoltando sul pullman, per vedere se così non sentivo niente e dimenticavo ciò che Dio mi stava chiedendo. Il Signore non si mise in competizione con la mia musica; non gridò, semplicemente mi ripeteva la stessa frase. Immediatamente Gli dissi che per me era impossibile. "Non posso essere suora! Non posso smettere di bere, di fumare, di andare a divertirmi e non posso rinunciare alla mia carriera, alla mia famiglia..." Tuttavia, il Signore mi assicurò che se Egli chiede qualcosa, sempre dà la grazia e la forza per viverlo. Senza il Suo aiuto non avrei mai potuto fare quello che dovetti fare per rispondere alla Sua chiamata e seguirLo. Una domanda frequente dei giovani è: “Come sai se hai la vocazione?”. Uso qui le parole di Madre Teresa di Calcutta quando le chiesero lo stesso: “Quando una ragazza ha sentito la chiamata, lei lo sa. Forse non sa come spiegarlo, ma lo sa”.

Avevo 17 anni quando mi successe questo. Ritornai in Irlanda per un anno per finire gli studi delle superiori. In quell’anno ricevetti due grazie molto grandi che mi fecero reagire.

Perché Mi continui a ferire?

Come dicevo prima io bevevo molto, mi piaceva molto divertirmi, le discoteche e tutto questo. Nel tornare in Irlanda continuai a vivere come prima, vivevo in peccato mortale. “Ricado sotto il peso delle angosce, e le solite cose mi riassorbono e mi tengono stretto” (Sant’Agostino). Continuavo a stare con le mie amiche, con il mio fidanzato... perché non riuscivo a tagliare con tutto questo, sentivo che non ne avevo la forza. Ma certo, non avevo la forza perché non avevo chiesto al Signore che mi aiutasse. Io volevo fare tutto da sola e non ci riuscivo. Tuttavia, non potevo mai dimenticarmi le suore. Durante tutto quell’anno, il Signore stava chiamandomi, stava cercando di parlare con me, stava gridandomi, ma io non volevo. Era come una lotta interiore molto forte. Il Signore stava dicendomi: “Devi lasciare questo, devi lasciare il tuo fidanzato. Non puoi dare il tuo cuore al tuo fidanzato, perché il tuo cuore è per Me”. E io non volevo. Volevo, ma non volevo. Mi sembrava assurdo, lì ero sempre circondata di gente, andavo da una festa all’altra, immersa in tutto il mondo del teatro, e non potevo smettere di pensare alla suore.

Un po’ alla volta, anche tutto ciò che prima pensavo mi rendesse felice perse valore per me, e sperimentai il tremendo peso del vuoto. Una notte, in una discoteca, io sentii con forza, realmente, lo sguardo del Signore in un bagno, quando io stavo male, stavo per vomitare. Bevevo così tanto che non mi controllavo, e quindi succedeva che ero sempre in una stato piuttosto brutto, uno stato in cui alla fine sempre due uomini dovevano portarmi da dove mi trovavo fino in strada. E molte notti io ero per strada come una poveretta. È molto triste, molto triste. E quella notte lì, nel bagno di una discoteca, quando pensavo che avrei vomitato, sentii con forza lo sguardo del Signore. Lo sentii così forte che pensai che una mia amica fosse nell’altro bagno, salita sopra il water - c’erano tre bagni e io ero in quello di mezzo -, e che stesse guardando se io stavo bene o no. Era così forte questo sguardo! E subito sentii dentro di me il Signore che mi diceva: “Perché Mi continui a ferire?”. Sapevo che il Signore era lì e mi stava guardando. Sentire lo sguardo del Signore è qualcosa che ti lacera. Vidi di nuovo che di nuovo stavo inchiodando il Signore alla croce con i miei peccati, con le mie ubriachezze. Io sentii che il mio modo di vivere e la mia mancanza di risposta a ciò che il Signore mi stava chiedendo facevano molto male a me stessa e anche a Dio. Non so se avete visto il film “La Passione”, ma c’è un momento in cui il Signore è nel Getsemani e Giuda va a darGli un bacio, e il Signore lo guarda con uno sguardo d’amore, ma di dolore, come per dire: “Tu sei Mio amico, come mai Mi fai questo?”.

Ho tutto... e non sono felice

HnaClare 16

Sr. Clare (a sinistra) quando era candidata

Quando avevo 18 anni girai un film non molto buono. Era un film politico sull’Irlanda. Molta violenza. Molta aggressività. Che provoca molto odio. Avevo un ruolo molto piccolo. Perché per essere famosa devi iniziare un po’ alla volta. Non è dalla mattina alla sera che arrivi a Hollywood.

Dovetti andare a Manchester (Inghilterra). Ti mettono in hotel molto grandi, molto eleganti, e ti pagano molti soldi. C’è qualcuno che ti trucca, qualcuno che ti apre la porta della macchina, che ti mette la giacca... Vai a mangiare in ristoranti con gente famosa, con direttori, conosci molta gente, dà molte possibilità tutto questo...

Una sera tornai alla stanza dell’hotel ed ero seduta sul letto, stavo guardando il mio orario per il giorno successivo, in base al quale un autista mi sarebbe venuto a prendere. Mentre lo guardavo iniziai a piangere e a piangere. Piansi per delle ore, senza potermi fermare, perché mi resi conto in quel momento che avevo tutto - molti amici, un fidanzato, avevo successo come attrice, soldi... - e allo stesso tempo sentivo dentro di me un vuoto molto grande. “Io sono qui e ho tutto”. Se qualcuno mi avesse vista, avrebbe detto: “Che fortuna hai!”. Ma io sentivo che nulla che io potessi avere mi poteva riempire: né il successo, né la fama, né l’amore umano. Tutto mi sembrava che arrivasse a un limite, che doveva esserci qualcosa di più. Stavo ottenendo tutto quello che avevo sempre desiderato, e non ero felice; ero una povera miserabile che non aveva nulla. Sapevo che solo facendo quello che Dio voleva da me sarei stata veramente felice. Tutto quello che io pensavo mi avrebbe reso felice e libera, mi legava e mi ingannava.

Il Signore mi mostrò quanto ferivo il Suo Cuore con il mio stile di vita pazzo. Sapevo che dovevo lasciare tutto e seguirLo. Sapevo con grande chiarezza che mi chiedeva di confidare il Lui, di porre la mia vita nelle Sue mani e di avere fede. Io sapevo che il Signore mi chiamava ad essere Sua nelle Serve del Focolare della Madre, a darGli la mia vita affinché altri Lo potessero conoscere. E io stavo mettendo altre cose davanti a Lui. Allora, in quel momento, feci, come diceva Santa Teresa d’Avila, una “determinata determinazione” di dire: “Basta! La pace che io ho trovato con Te e nel Focolare non la trovo in nessun altro posto; io devo fare questo passo, ed è adesso o mai più”. È certamente vero ciò che disse San Bonaventura: “Voluntas Dei, pax nostra”, la volontà di Dio è la nostra pace. Questo avvenne mentre stavo facendo il film, a febbraio o marzo.

Io sapevo che, finite le superiori, ormai sarei andata in Spagna per dare tutto al Signore. E il Signore mi diede la grazia e la forza per lasciare tutto. Quando ci apriamo a Dio, Egli ci toglie la paura e ci dà la pace, la vera pace e la vera gioia. È ciò che dice Sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in Te”. Il nostro cuore è fatto da Dio e per Dio, e solo Dio ci può riempire. Vivere senza pensare a Dio è una contraddizione, una frustrazione: non possiamo essere felici. Come pure diceva Santa Teresa: “Solo Dio basta”. Nel mondo cerchi cose per riempirti di felicità, ma nulla può riempirti di felicità come il Signore. Le cose del mondo non importano, perché passano. Quando hai Dio, hai tutto, sei felice. E io posso dire questo, perché lo sto vivendo e posso dire che sono felice.

Sarò suora!

perpetuos peq

Sr. Clare durante i suoi voti perpetui

Quando dissi a scuola: “Ragazze, ho qualcosa da dirvi: sarò suora”, la risata che esplose dappertutto fu assordante. Allora le mie amiche dicevano: “Sei pazza!”. I miei amici stavano piangendo, la mia famiglia non capiva nulla perché io non vivevo in modo molto coerente. Dicevo che sarei stata suora, ma lo dicevo con una birra in una mano e una sigaretta nell’altra. “Ma dove vai? Ti butteranno fuori entro due settimane”. Allora il Signore mi diede una grazia molto grande e una luce molto grande, di vedere che se Egli mi chiedeva questo, anche se io ero molto debole e molto povera, Egli mi avrebbe dato la grazia di fare ciò che Egli voleva da me. Io lo spiego come se fossi su una scogliera, e tu sai che devi saltare e hai moltissima paura, ma sai che devi saltare perché colui che ti prenderà è il Signore, sei nelle mani del Signore.

Io sapevo che dovevo lasciare il mio paese, che dovevo lasciare tutto, questo lo compresi perfettamente. Sapevo che dovevo lasciare tutto, ed era come se stessi saltando giù da una scogliera. Stavo già perdendo il controllo della mia vita perché la stavo dando a Lui. E io sapevo che stavo saltando, ma non per arrivare al nulla, ma affinché le mani del Signore e della Vergine Maria mi potessero raccogliere e restituirmi la mia dignità, la mia libertà, la verità di chi sono io. Perché come attrice devi mettere molte maschere. Anche se non sei attrice, lo facciamo sempre, davanti a quel ragazzo, davanti a quella ragazza, davanti a mia madre, davanti al professore, davanti al prete,... sempre ci mettiamo una maschera. Allora il Signore, con molta tenerezza, ma anche molto esigente, toglie anche queste maschere per mostrarti chi sei tu, e poi per mostrarti chi è Lui. E questo ti riempie di molta gioia.

Alcuni anni dopo, quando mio cugino mi vide, ormai con l’abito e quando stavo per emettere i miei voti perpetui, mi disse: “Clare, io ti ho conosciuta prima che fossi suora e, vedendoti adesso così, posso solo dire che o tu sei pazza, o Dio esiste realmente”. Isaia 55, 8 dice: “Perché i Miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le Mie vie. Oracolo del Signore”. Dio sa ciò che fa, noi dobbiamo solo fidarci di Lui.

Felicemente consacrata

HnaClare 10Perciò lasciai l’Irlanda e lasciai tutto, grazie a Dio, in giugno. Venni in Spagna senza sapere lo spagnolo; sapevo solo due parole: “gusano” e “ajo” [N.d.R.: “verme” e “aglio”]. Entrai come candidata l’11 agosto, il giorno di Santa Chiara. Ed eccomi qui per la misericordia di Dio. All’inizio ebbi la tentazione di tornare indietro, ma davanti all’Eucaristia e alla croce capivo che avevo trovato un amore più grande. Ovviamente si ama il proprio paese e si ama la famiglia, ma Dio vale molto di più di tutto questo. Una volta stavo dicendo al Signore: “Ma perché devo lasciare tutto?”. Ed Egli mi disse: “Tu lasci tutto per trovarMi, ma Io sarò tua madre, tuo padre, la tua lingua, il tuo paese... Io sarò tutto per te”.

Adesso sono felicemente consacrata tra le Serve del Focolare della Madre. Non smetto mai di stupirmi di come il Signore lavora nelle anime, come può trasformare totalmente la vita di una persona e conquistare il suo cuore. Ringrazio il Signore per la pazienza che ha avuto e che continua ad avere con me. Non Gli chiedo perché mi ha scelto, semplicemente accetto quello che ha fatto. Dipendo totalmente da Lui e dalla Vergine Maria, e chiedo Loro che mi diano la grazia di essere come desiderano che io sia. Egli è fedele ed Egli mi sta chiamando alla fedeltà nell’amore per sempre. E io sono disposta ad amarLo per sempre. Anche se il mio amore è molto povero e molto debole, io so che, se mi metto nelle Sue mani, Egli mi darà la forza per amarLo come devo amarLo e per dare la vita per Lui. Perché l’amore è dare la vita per colui che ami. Io mi fido di Lui. Egli mi ha chiamata a questo ed Egli sa ciò che sta facendo. So che io da sola non lo posso fare, ma, confidando in Lui, Egli mi darà la forza.

La vocazione religiosa è un dono così grande che, realmente, confonde la persona scelta. Dio fissa il Suo sguardo su una povera anima affinché viva con Lui e in Lui, e così lo aiuti a salvare il mondo. Questo sì che è una pazzia, ma benedetta pazzia! Saremmo pazzi se non rispondessimo a ciò che Dio chiede a ognuno di noi, perché ciò che Egli chiede è sempre la cosa migliore. Siamo stati creati per cose grandi, non per la comodità.

Concludo con delle parole che Papa Benedetto XVI rivolse con molto ardore e vivezza ai giovani durante la sua prima messa come successore di Pietro: “Non abbiamo forse tutti in qualche modo paura - se lasciamo entrare Cristo totalmente dentro di noi, se ci apriamo totalmente a Lui - paura che Egli possa portar via qualcosa della nostra vita? Non abbiamo forse paura di rinunciare a qualcosa di grande, di unico, che rende la vita così bella? Non rischiamo di trovarci poi nell’angustia e privati della libertà? Ed ancora una volta il Papa voleva dire: no! chi fa entrare Cristo, non perde nulla, nulla - assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande”. Posso attestare questo. Viva il Signore! Viva la Madonna! Viva il Papa! E vivano le suore! A voi tocca dire: Che vivano!

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