Mercoledì, 01 Giugno 2016 11:22

La testimonianza di Sr. Clare durante la GMG

Questa è la mia storia di come ho donato la mia vita. Mi chiamo Suor Clare. Sono dell’Irlanda del Nord. Ho 28 anni. Sono entrata come Serva quando avevo 18 anni. Fin da quando ero bambina richiamavo l’attenzione per la mia santità! La gente mi guardava e diceva: “Magari questa bambina fosse mia figlia!”. (Ride per la battuta).

Mi ricordo che quando ho conosciuto il Focolare della Madre avevo 17 anni, e non sapevo che cos’era l’Eucaristia, non sapevo che Gesù è morto per me sulla croce. E io ero andata in una scuola di suore e sempre mi dicevano... Io stavo sempre parlando quando loro parlavano. Non per cattiveria, ma semplicemente perché parlavo molto. E sempre mi dicevano: “Clare tu sei... empty vessels make a lot of noise”. Come si dice “vessel”? Vaso? “Un vaso vuoto fa molto rumore”. Me lo dicevano sempre. Probabilmente essi mi insegnavano la verità, ma io ero così nelle nuvole che non ascoltavo. E siccome parlavo molto e sempre, che ne so io, cantavo e facevo cose del genere, immagino che le professoresse e i professori vedessero in me un talento che non sapevo di avere. E dico questo perché sempre avevo voluto essere un’attrice famosa. E non solamente famosa in Irlanda, ma a livello mondiale. E inoltre avevo molta fiducia in me stessa. Questo è quello che voglio fare e lo farò. Così, chiaramente. E allora immagino che su questo si basava ciò che i miei professori dicevano: “Tu andrai molto lontano, anche se sei un vaso vuoto”. 

Quando avevo 14 anni, già iniziai con un’agenzia di attrici. Avevo un manager. Mi fecero un contratto. Che cosa significa avere un manager? Beh, quando c’è un film o cercano una presentatrice per la televisione, allora ti chiamano e vai lì, fai un provino e ti contrattano o no. Quando avevo 15 anni, ebbi il mio primo lavoro come presentatrice di Canale 4 della televisione dell’Irlanda e dell’Inghilterra. Era un programma la cui traduzione in spagnolo sarebbe “Svegliati!”. Lo trasmettevano la domenica alle 10 e mezzo di mattina. E poi avevo un lavoro come presentatrice in un programma pure dello stesso canale. E quando avevo 17 anni mi chiamarono per essere una presentatrice in un canale molto diffuso che si chiama Nickelodeon.

testimonio1Quando avevo 18 anni girai un film non molto buono. Perciò non dico sempre il nome del film. Un ruolo. Il film si chiama “La Passione”. Il regista era Mel Gibson (ride per la battuta). Era un film non molto buono, non aveva una morale molto buona. Non lo era, era un film politico sull’Irlanda, come ad esempio “Nel nome del Padre”. Di questo genere. Molta violenza. Molta aggressività. Che provoca molto odio. Avevo un ruolo molto piccolo. Perché per essere famosa devi iniziare un po’ alla volta. Non è dalla mattina alla sera che arrivi a Hollywood. Allora, quando avevo 18 anni, ebbi questo ruolo nel film che poi apriva le porte per avere altri ruoli in film più importanti.

Io sono sempre stata molto pazza. A scuola facevo sempre il pagliaccio. “Senti, Clare, imita quel professore”. Sempre allora imitavo la professoressa. Non facevo i miei compiti. Altri li facevano. Io invece davo loro le sigarette ed essi mi facevano i compiti e cose del genere. Stavo sempre parlando.

A me piaceva molto divertirmi, andare in discoteca, alle feste, e quando avevo 17 anni uscivo da quando avevo... beh, molto giovane, nel mondo cattivo, nell’ambiente cattivo delle discoteche fin da molto piccola, a 12 o 13 anni. E quando avevo 17 anni io avevo un problema con l’alcol. Sì, un problema piuttosto grosso. Dico tutto questo, affinché sappiate in quale ambiente mi trovavo.

Quando un giorno una mia amica, che si chiama Sharon Dougherty, mi chiamò e mi disse: “Clare, vuoi andare in Spagna? Tutto è pagato”. E per me la Spagna era quello che avevo visto in televisione. Mi ricordo di un programma che si chiama “Ibiza”. Era solo di Ibiza. Ed era di un tipo di gente che andava a Ibiza e si divertiva al massimo: le spiagge, le discoteche, le feste... Allora, siccome a me piaceva moltissimo tutto questo, ovviamente dissi di sì. “Mamma mia, gratis, non ci posso credere!” Questa è una mossa della Vergine Maria perché vedrete quello che successe. Mi disse che tutti quelli che volevano andare in Spagna per prendere il biglietto dovevano andare in una certa casa a prenderlo. Allora mi diede l’indirizzo, anche lei ci sarebbe stata. Era una che pure sarebbe andata. E io chiesi: “Chi ha pagato il biglietto?”. Mi disse il nome di un uomo che io sapevo che era un uomo buono. Ma  non pensavo che quest’uomo sarebbe venuto con noi. Insomma, andai alla casa e suonai alla porta, e un uomo che aveva... molto anziano, avrà avuto, che ne so, 40 anni, 40 o 50 anni (ride), aprì la porta. Io dissi: “Sharon Dougherty, una mia amica, mi ha detto che tutti quelli che sarebbero andati in Spagna dovevano venire qui a prendere il biglietto aereo”. Mi disse: “Sì, sì, entra”, e mi portò nella sala da pranzo, e quando vi entrai credo che stessero pregando il rosario o qualcosa del genere. C’era un gruppo di 30 o 35 persone di età matura, che lì pregava il rosario. E io... “Voi andrete in Spagna?”. E tutti: “Sì, figlia, andiamo a un pellegrinaggio”. E io... credo che in quel momento iniziai ad avere un problema a quest’occhio (ride). “Ma come, in pellegrinaggio? Prima di tutto, questo non significa che devi andare a messa tutti i giorni?” Io non sapevo ciò che era un pellegrinaggio, ma mi suonava qualcosa come l’andare a Messa. E la mia amica, che era già seduta su un divano disse: “Clare, non te l’ho detto, ma è in un monastero”. E io: “Io non ci vado”. E immediatamente le dissi che non volevo andare e mi disse: “Clare, il tuo nome è sul biglietto. Lo sai che cambiare il biglietto significa perdere i soldi e tutto questo”. E allora dovevo andarci, dovevo andarci. La cosa divertente, ma in quel momento non così divertente, fu che alla mia amica che mi aveva invitato scoppiò l’appendicite tre giorni prima, e non poteva andarci. Mi ricordo che presi l’autobus da Derry a Belfast e la mia amica, sostenendo lì la sua appendice - l’avevano appena operata - mi diceva: “Ciao ciao”, e io: “Ti ammazzo”.


H. ClareE con questa disposizione arrivai in Spagna, al Focolare della Madre. Mi ricordo che arrivando al monastero ero una ragazza molto superficiale. Non volevo essere fastidiosa, ma lo ero. Qualunque ragazza che pensa solo a se stessa e ai suoi capelli, alle sue sopracciglia, è un fastidio molto grande. Allora, per favore, non siate così. Arrivai al monastero così, e la prima cosa che cercai fu la mia sigaretta e uno specchio. Per amore di Dio, dove sono? Ed era durante la Settimana Santa. Io non sapevo ciò che era la Settimana Santa. Ma sarebbero stati 5 giorni in questo monastero, in cui avremmo partecipato con molto raccoglimento e concentrazione, incentrandoci sulla Passione, morte e Risurrezione del Signore. E mi ricordo che c’erano piccoli gruppi, e padre Rafael era nel mio gruppo. E mi ricordo le ragazze, tutte in cerchio, che parlavano, e il Padre parlava alle altre suore, e io ero sempre così, sulla sedia, perché non avevo idea di nulla di ciò di cui stavano parlando. Un giorno stavano parlando dell’Eucaristia e io chiesi: “Che cos’è l’Eucaristia?”. E Sr. Grace era lì e Sr. Isabel pure era nel mio gruppo. Oltretutto io parlo con un accento irlandese molto forte, e nessuno mi capisce. Mi ricordo di parlare in inglese, e un’altra persona doveva tradurre dall’inglese mio all’inglese, insomma, un caos totale. Adesso parlo con un accento americano affinché mi si capisca. Allora io non andavo a messa né a nulla. Non andavo a incontri, nulla, nulla. Ossia nulla. E il Venerdì Santo qualcuno mi disse: “Oggi, Clare, devi entrare in chiesa”. Allora io entrai in chiesa, ed ero seduta nei banchi dietro con un atteggiamento di menefreghismo. E vedevo la gente mettersi in fila per andare a baciare una croce che avevano davanti. Allora anch’io mi misi in fila con le mani in tasca. Io non stavo pensando alla Passione del Signore né a nulla del genere. Stavo pensando: “A che ora finisce questo per andare a fumare?”. E mi ricordo che, quando toccò a me baciare la croce, e sapete già, voi che avete partecipato al Venerdì Santo, che dura due secondi baciare la croce, non stai lì per due ore né nulla del genere. Mi ricordo, non mi ricordo se mi inginocchiai o se feci la genuflessione, mi ricordo solo che baciai i piedi del Signore in croce, e in quel momento sentii dentro di me come uno schiaffo molto forte, come se Dio mi mostrasse che era Dio in croce, e che l’unico modo in cui io potevo consolare ciò che stavo vedendo nella croce era con la mia vita. Ormai non valeva raccontare barzellette, né fare una bella rappresentazione teatrale per consolarlo, nulla, nulla di ciò che io potevo fare poteva consolarLo, solo dandoGli la mia vita! E questo, nota, io non avevo alcuna formazione religiosa, ero pazza, andavo in discoteca, pensavo di andare a Ibiza e in quel momento, nel baciare la croce, il Signore mi fece cadere completamente dal cavallo. E non capivo ciò che stava succedendo, perché non avevo esperienza di Dio, era, posso dire, la prima esperienza forte che ho avuto. E mi ricordo che, tornando al banco, iniziai a piangere e piangere, e io ovviamente avevo una reputazione di insolente, perciò piangendo lì dicevo tra me e me: “Mamma mia, mi vedranno!”, ma non potevo smettere, no, Dio mi ha mostrato con chiarezza che è morto per me e che io dovevo dargli qualcosa, e quel qualcosa non era semplicemente un’Ave Maria, una messa, un impegno piccolo, ma era la mia vita, e questo spaventa molto. Perché tu vuoi avere le redini della tua vita, e io mi dicevo: “Sarò un’attrice famosa, non so che cosa sta succedendo ma io non posso cambiare, non posso”. Tuttavia sapevo che dovevo dare qualcosa. Una persona una volta mi disse: “Ma veramente ti è successo quello?”. Risposi: “Se no”, come si dice, “se non mi successe, se non mi fosse successo, non sarei qui oggi vestita da suora”. Dio parla al cuore, ciò che succede è che noi a volte non Lo ascoltiamo, o Lo ascoltiamo ma cerchiamo di bloccare la Sua voce. Ciò che oggi ha detto il Padre: bisogna abbassare gli ombrelli. “Ma se faccio questo, Dio mi rovinerà la vita, la complicherà ma di molto”. Io prima avevo tutto: molti amici, un fidanzato, soldi, fama, lo stai facendo molto bene, sei fantastica, un manager che sempre ti dà una pacca sulla spalla: “Andrai molto lontano”. Tuttavia io sentii dentro di me un vuoto molto grande che nulla, nulla, nulla poteva riempire, no.

26063575162_d849aa0367_oIl Padre dopo questa esperienza mi invitò a un pellegrinaggio della Giornata Mondiale della Gioventù. E io mi ricordo di aver vissuto questo pellegrinaggio molto male. Ero un disastro... Farò un esempio di come ero io. Tutti compravano rosari, statue del Sacro Cuore per la loro nonna, cioè cose di questo genere, e che cosa ho comprato io? Un accendino a forma di water, alzavi la tavoletta e usciva la fiamma,... e tutti si domandavano: “Ma questa ragazza, dove va?”. Un’altra cosa che ho comprato, due cose che ho comprato, quel water e poi un braccialetto arancione con lettere cinesi che diceva che ti dava delle energie creative. Allora mi ricordo di una ragazza che diceva che avrebbe chiesto al Padre se poteva benedire i suoi rosari e le sue statue. Allora io dissi: “Allora io gli porto questo?”. “Questo non lo puoi far benedire”. Perciò io avevo questo atteggiamento in quel pellegrinaggio. Un pellegrinaggio è un tempo di grazia molto forte, e puoi andare via da qui ed essere, come ha detto oggi il Padre, esattamente uguale. Questa è un’opportunità che Dio vi sta dando per cambiare vita. Questo non significa che dobbiate essere sacerdoti o suore, ma devi donarti a Lui, come Lui vuole.

Allora, in quel pellegrinaggio, io sentii con forza un altro schiaffo nell’anima. Il Signore mi disse: “Io voglio che tu viva come loro”, senza parole, ma io capivo che dovevo vivere la vita delle suore ed Egli mi stava chiamando a questo. Io sapevo che dovevo dare la mia vita, ma adesso mi stava mostrando come la dovevo dare, come le suore, in povertà, castità e obbedienza. Ovviamente, immediatamente ho detto di no al Signore, cioè io non potevo vivere senza sigarette, io non potevo vivere senza discoteche, io non potevo vivere senza... beh, una lista di cose. “Per favore, no no no, e oltretutto Dio, io non sapevo, io non so se Tu sapevi che sarò un’attrice famosa, ossia, assolutamente no”. Avevo 17 anni quando mi successe questo. Ritornai in Irlanda per un anno per finire gli studi delle superiori, e tutto questo, e in quell’anno ricevetti due grazie molto grandi che mi fecero reagire. Come dicevo prima io bevevo molto, mi piaceva molto divertirmi, le discoteche e tutto questo, e una notte in una discoteca io sentii con forza, realmente, lo sguardo del Signore lì, in un bagno di una discoteca quando io stavo male, male. Io stavo per vomitare perché bevevo così tanto che non controllavo e quindi succedeva che sempre ero in una stato piuttosto brutto, uno stato in cui alla fine sempre mi dovevano, due uomini, dovevano sempre portarmi da dove mi trovavo fino in strada. E molte notti io ero per strada come una..., all’età di 18 anni, come una poveretta, molto triste, molto triste. E una notte lì, nel bagno di una discoteca, quando pensavo che avrei vomitato, sentii con forza lo sguardo del Signore e dentro di me sentivo il Signore che diceva: “Perché mi continui a ferire?”. E qualcuno l’altro giorno mi chiedeva: “Ma come lo sentivi? Com’era?”. E io rispondevo: “Non so se avete visto il film “La Passione”, ma quando io l’ho visto per la prima volta c’è un momento in cui il Signore è nel Getsemani, e Giuda va a dargli il bacio, e il Signore lo guarda con uno sguardo di amore ma di dolore: tu sei il Mio amico, come Mi puoi fare questo?”. E questo è ciò che io sentii, e lo sentii così forte, come una persona che guardava me, che io ero in un bagno. C’erano tre bagni, io ero in quello di mezzo, io pensavo che una mia amica era nell’altro bagno, salita sopra il water e che stesse guardando se io stavo bene o no. Era così forte questo sguardo. Le parole del Signore in una discoteca: “Perché mi continui a ferire?”.


testimonio3Quell’anno è quando io feci il film, e dovevo andare in Inghilterra, e ti mettono in hotel molto grandi, cioè in pratica, ti pagano dei soldi solo affinché tu stia lì, mangi con gente famosa, con direttori, conosci molta gente, dà molte possibilità tutto questo. Allora io mi ricordo una sera, ero nell’hotel ed ero seduta sul letto e stavo guardando il mio orario per il giorno successivo, secondo il quale un autista mi sarebbe venuto a prendere non so per portarmi a fare che cosa. Beh, insomma, mi ricordo che lo guardavo, e pensavo: “OK, io sono qui e ho tutto”, cioè, veramente, se qualcuno mi vedesse direbbe: “Che fortuna ha Clare, mamma mia”. Ma io sentivo che nulla che io potessi avere mi poteva riempire. Né il successo, né la fama, né l’amore umano, tutto mi sembrava che arrivasse a un limite che no, che era qualcosa di più, io sapevo che il Signore mi chiamava ad essere Sua nelle Serve del Focolare della Madre, a darGli la mia vita affinché altri Lo potessero conoscere. E io stavo, che so io, mettendo altre cose davanti a Lui. Allora, in quel momento, ho fatto, come ha detto Santa Teresa d’Avila, bisogna fare una determinata determinazione di dire: “OK, o lo faccio o muoio, ossia, è così, o lo faccio o muoio”. Allora avvenne questo, stavo facendo il film a marzo o febbraio, qualcosa del genere, e io sapevo che quando avessi finito le superiori, ormai sarei andata in Spagna per dare tutto al Signore. Quando lo dissi a scuola: “Ok, ragazze, ho qualcosa da dirvi: sarò suora”, la risata che esplose ovunque rendeva sordi. Se voi poteste vedere 50 ragazze, e delle 50 ragazze che ci sono qualcuno ti dice: “Scegli quella che non sarà suora”, diresti quella che sta parlando lì o gridando, facendo la pazza. Ero io. Allora la mie amiche dicevano: “Sei pazza”, cose di questo genere. La mia amica Sharon, che mi aveva invitato alla Settimana Santa, prima di andarmene dall’Irlanda, mi disse: “Clare, io voglio solo dirti una cosa come tua amica, stai distruggendo la tua vita”, I miei amici stavano piangendo, la mia famiglia non capiva nulla perché io non vivevo in modo molto coerente. Dicevo che sarei stata suora, ma, certo, lo dicevo con una birra in una mano e una sigaretta nell’altra. “Ma dove vai? Ti butteranno fuori entro due settimane”. Allora il Signore mi diede una grazia molto grande e una luce molto grande di vedere che se Lui mi chiedeva questo, anche se io ero molto debole e molto povera e tutto quello che vuoi e molto supponente, Egli mi avrebbe dato la grazia di fare ciò che Egli voleva da me. Io lo spiego come se sei su una scogliera e tu sai che devi saltare e hai moltissima paura, ma sai che devi saltare perché colui che ti prederà è il Signore, sei nelle mani del Signore. Tu salti, hai una paura spaventosa, ma sai che le mani che ti prenderanno sono le mani di Dio.

testimonio7Io sapevo che dovevo lasciare il mio paese, che dovevo lasciare tutto, questo lo compresi perfettamente, sapevo persino che dovevo lasciare tutto, ed era come se stessi saltando da una scogliera, stavo già perdendo il controllo della mia vita perché la stavo dando a Lui. E io sapevo, sapevo che stavo saltando, ma non per arrivare al nulla, ma affinché le mani del Signore e della Vergine mi potessero raccogliere e restituirmi la mia dignità, la mia libertà, la verità di chi sono io. Perché come attrice devi mettere molte maschere. Anche se non sei attrice, lo facciamo sempre, davanti a quel ragazzo, davanti a quella ragazza, davanti a mia madre, davanti al professore, davanti al prete, sempre ci mettiamo una maschera. Allora il Signore, con molta tenerezza, ma anche molto esigente, toglie anche queste maschere per insegnarti chi sei tu, e poi per insegnarti chi è Lui. E questo ti riempie di molta gioia.

Perciò lasciai l’Irlanda e lasciai tutto, grazie a Dio, in giugno, e venni in Spagna ed entrai come candidata l’11 agosto, il giorno di Santa Chiara. Ed eccomi qui per la misericordia di Dio.

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Per favore, non ti dimenticare di indicare di dove sei, su quale di loro è la storia che ci riferisci, e come l’hai o le hai conosciuta/e.