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La tomba di Sr. Clare

P. Colum Power, SHM:  Il 10 gennaio 1972 un gruppo di soldati inglesi sparò contro ventisei civili cattolici disarmati nel quartiere di Bogside, nel cosiddetto “Bloody Sunday”. Quattordici di essi morirono. Io avevo sei anni e quattro mesi ed ero in prima elementare.


Il giorno seguente, dopo l'appello nel cortile della scuola, noi, quasi settecento alunni della Scuola Spioraid Naoimh, a Bishoptown (Cork), andammo come sempre verso le nostre aule. Un bambino iniziò a gridare: «IRA, IRA, IRA». Rapidamente tutti ci unimmo alla sua voce, segnando il ritmo all'unisono con i piedi mentre salivamo le scale. La maggior parte di noi non sapeva cosa fosse l'Esercito Repubblicano Irlandese (IRA). Semplicemente ci piaceva il rumore militare e il senso di unità. Fu un momento sconvolgente che è rimasto impresso nella mia memoria fino al giorno d’oggi. Nello stesso modo rimase impressa nella mia memoria la reazione del nostro professore, il signor O'Donoghue, quando entrò in aula. A quei tempi era normale avere in classe quaranta o più alunni, ma il signor O'Donoghue non aveva alcun problema nell’imporre l'ordine. Ci diede una precoce e indimenticabile lezione sui mali derivanti dall’appoggiare l'IRA. 

Ciò che avvenne quella domenica e quel lunedì si ripeté fino alla nausea nei venticinque anni seguenti: bombe, sparatorie e massacri sanguinosi, seguiti da reazioni viscerali a favore e contro. I massacri ebbero luogo soprattutto nell’Irlanda del Nord, spesso in Inghilterra, raramente nel Sud. Le reazioni viscerali a favore e contro avvennero sia in conversazioni pubbliche sia private, nel Nord, nel Sud e in Inghilterra. Fu una parte importante della nostra vita, un tema frequente di appassionate conversazioni nei pub, in parlamento, in televisione, in qualsiasi luogo. Da qui la famosa canzone dei Cranberries che ripeteva nel ritornello: «Nella tua testa, nella tua testa, nella tua testa stanno lottando. Con le loro bombe e le loro pistole, nella tua testa».

Non era facile in quel momento essere irlandesi, né al nord né al sud della frontiera, e ancor meno in Inghilterra, dove non è necessario neppure spiegarlo. Durante quel periodo lavorai tre anni a Londra. Un mattino mi presentai a lavorare dopo che l'IRA aveva fatto saltare in aria la Borsa Valori di Londra, causando gravi danni materiali sebbene, in quella occasione, senza vittime. Un collega inglese mi domandò se mi sentivo orgoglioso dei miei compatrioti irlandesi. Io gli risposi che i colpevoli avevano passaporto inglese, non irlandese, e che pertanto erano compatrioti suoi, non miei. Gli diedi quella risposta per svicolarmi dalla questione, però il fatto era che, in modi diversi, erano compatrioti di entrambi, il che dà un'idea della complessità della situazione. Tutto ebbe inizio nel XVII secolo, quando la Corona inglese confiscò i terreni ai cattolici per darli ad agricoltori protestanti. La divisione artificiale dell'isola nel 1922 perpetuò l'insostenibile situazione di una fragile maggioranza protestante che sperava di convivere con una minoranza di cattolici forzosamente trasferiti. 

La ricetta conteneva tutti gli ingredienti per il disastro, ma «nulla è impossibile a Dio». La complicata situazione dell'Irlanda del Nord è stata risolta in qualche modo, non completamente, però almeno in una misura inimmaginabile lungo gran parte dei miei cinquantacinque anni di vita. Un articolo pubblicato recentemente in un giornale dell'Irlanda del Nord (The Irish News, 24/09/2020) riporta quali sono le tre tombe più visitate nel cimitero di Derry: quella di Martin McGuinness, deceduto nel 2017; quella di John Hume, deceduto nell’agosto 2020; quella di Suor Clare Crockett, deceduta nel 2016. Questo triplice fenomeno ci offre materiale abbondante per una suggestiva riflessione a livello personale, politico e religioso.

Tomba di Martin McGuinness

C'è un video su YouTube che esalta il nuovo spirito di pace e riconciliazione del tormentato angolo superiore destro dell'isola. Consiste in un riassunto di sette minuti sull'odio e sulla violenza che dominarono l'Irlanda del Nord durante un quarto di secolo, con immagini della comunicazione graduale tra le parti, che culminò nell'”Accordo del Venerdì Santo”, il 10 aprile 1998. Nel frattempo di nuovo si ripete una frase pronunciata dal reverendo Ian Paisley, un pastore protestante, del quale si potrebbe dire che è una delle figure più odiate e piene di odio dell’ala “unionista” del conflitto (chiamata anche “lealista”, per il desiderio di rimanere leali all'unione con la Gran Bretagna). Nel 1988 Paisley aveva richiamato l'attenzione pubblica, al di fuori della cerchia dei politici irlandesi, quando fu espulso dal Parlamento Europeo di Strasburgo per aver chiamato “Anticristo” il Papa Giovanni Paolo II. Nel video di YouTube si domanda a Paisley come poteva giustificare il tradimento ai suoi principi e ai suoi seguaci parlando, ridendo e anche pregando con Martin McGuinness, leader dell'IRA, e pertanto nemico di tutto ciò che Paisley e il suo partito rappresentavano. La risposta di Paisley, con quella voce così particolare che aveva e il suo accento altamente distintivo, ripetuta come uno slogan in tutto il video, è: «Beh, già sai... esiste anche una cosa che si chiama perdono!».

 

Devo ammettere che il video mi commosse, soprattutto dopo aver passato gran parte della mia giovinezza “perturbato” – per dirlo delicatamente – da ciò che chiamavamo “i disordini”. Inviai il link a mio fratello, in Irlanda, chiedendogli di farlo vedere a mio padre. Per venticinque anni mio padre aveva digiunato da ogni tipo di dolce, cioccolatini, torte, biscotti, gelati... qualsiasi cosa che avesse zucchero, mentre pregava per la pace in Irlanda del Nord. Pensai che si sarebbe commosse nel vedere il frutto dei suoi sforzi. In seguito domandai a mio fratello della reazione di mio padre nel vedere il video. Mi disse che, dopo averlo visto, mia madre l’aveva chiamato dall'altra camera: «Che cos’è, Joe?». E mio padre aveva risposto: «Ah, niente. Solamente Paisley e McGuinness facendo gli amichetti». Non lo aveva commosso per niente. Non era impressionato.

Durante il conflitto, la posizione di mio padre era di sfiducia verso i politici in generale, con un fermo rifiuto verso gli estremisti di entrambe le parti. C'era un unico politico in tutta l'isola d’Irlanda che ammirava: era John Hume. La posizione di Hume nel conflitto era tanto intelligente quanto semplice. Intese che il cattolicesimo nel Nord dell'Irlanda si era ridotto ad una specie di tribalismo, e il protestantesimo ad un'altra specie di tribalismo. Così che avevamo due tribù che si odiavano reciprocamente e si definivano in opposizione all’altra. Cattolico significa universale, tutto il contrario del tribalismo. Hume aveva una mente cattolica e un cuore cattolico. Era perciò sufficientemente grande da rinunciare al tribalismo cattolico come una “contraddizione in termini”. Suggerì una doppia soluzione: rispettare il diritto di ogni tribù a voler essere britannica o irlandese e lavorare insieme per migliorare le condizioni economiche e sociali locali.

Gesù non disse: «Guai ai britannici!» o «Guai ai protestanti!». Non disse neppure: «Guai agli irlandesi!». Gesù disse: «Guai ai ricchi!». Il Partito Social Democratico e Laburista di Hume si dedicò alla soluzione in seno alle aziende dei mali sociali ed economici locali sofferti dai lavoratori trattati ingiustamente. Nel 1960, osservando che la classe lavoratrice era condannata a una crisi economica, Hume fondò la prima “Unione di credito” a Derry con un importo totale di 5,19 sterline. Oggi ha più di 31.000 membri e un attivo di un valore di più di 97 milioni di sterline. Era il risultato di cui era più orgoglioso, perché aveva dato priorità alle persone al di sopra del denaro, rendendole capaci di uscire dalla miseria economica. Aveva ventitré anni in quel momento. Quattro anni più tardi fu eletto presidente della “Lega irlandese delle Unioni di credito”. Hume era convinto che i diritti civili dovevano essere la priorità dei politici. «Non puoi mangiare una bandiera» era una delle sue frasi preferite. Un'altra era: «Versa sudore, non sangue». Se i problemi più immediati si affrontassero in modo creativo, tutto il resto si sistemerebbe, non forzatamente e subito, ma in modo ordinato, con il passare di un po' di tempo. 

Questa posizione costò a Hume una furibonda opposizione tra le file dei nazionalisti cattolici, perché significava relativizzare l'ideale politico di un’Irlanda unita. Più tardi provocò un'altra furiosa opposizione tra le file degli unionisti e degli auto-definitisi moderati, proprio per dialogare con gli stessi nazionalisti cattolici che prima avevano lottato contro di lui. Quando parlo di “furiosa opposizione” mi riferisco al fatto che metteva a repentaglio la sua vita. Non solo la sua “vita politica”: la sua vita in senso letterale. Fu accusato di piegarsi di fronte ai terroristi, però Hume – credendo nel persuasivo potere della verità – persistette con eroica pazienza: «È importante non reagire alla reazione, perché perdi il giudizio e la prospettiva».

Tumba di John Hume

La soluzione di Hume oggi sembra ovvia, ma era estremamente originale in quel contesto e richiedeva un radicale e generoso cambio di paradigma da parte di tutti. Mio padre, ad esempio, sognava un’Irlanda unita. Dovette rinunciare a quell'ideale. Quando io ero più giovane, mi costò comprenderlo. Solo alcuni anni dopo capii la sapienza che c'era in questo. Quando egli pregava e digiunava, lo faceva per la pace nell’Irlanda del Nord, non per l'unione politica nazionalista. Questo lo precisava a noi, i suoi nove figli, nelle intenzioni del rosario quotidiano. Hume chiese agli unionisti protestanti di fare lo stesso passo, e chiese alle altre due principali entità del conflitto – il parlamento britannico e quello irlandese – di relativizzare anche le loro aspirazioni territoriali. Fu una visione molto audace. Il suo compimento parziale è già un miracolo politico. 

Alla fine Martin McGuinness cedette alle argomentazioni di Hume. Rinunciò all'uso delle armi e si unì alle negoziazioni di pace. Il suo nemico dall'altra fazione, Ian Paisley, pure lui si unì alle negoziazioni, accettando che McGuinness ne fosse parte. McGuinness aveva la reputazione di essere un cattolico praticante, una persona di “comunione quotidiana” durante tutta la sua vita, anche mentre dirigeva un movimento violento responsabile della morte e delle mutilazioni di molte persone. Io ero presente quando egli arrivò a casa di Sr. Clare, dove si trovava la sua camera ardente, il giorno prima della sepoltura. Fece le condoglianze alla sua famiglia, che lo ricevette con affetto e familiarità. Il suo cambio di rotta fu grazie a Hume, però c'è da dire che, sebbene egli pure ebbe il suo merito, fallì nell'ultima dimostrazione della sua cattolicità: nel 2015 cambiò posizione sull'aborto, appoggiandolo “in certi casi”. Si usa dire che la tenerezza umana porta alla camera a gas: «Il povero bambino è deforme e sua madre soffrirà, uccidiamolo compassionevolmente». McGuinness affermò che la sua nuova posizione era compatibile con il “suo” cattolicesimo. Martin, per favore, no: l'aborto non è cattolico.

Nei cinque anni scarsi che sono passati da quando McGuinness cambiò posizione e nei tre anni trascorsi dalla sua morte, all'età di sessantasei anni, il Sinn Fein (partito nazionalista irlandese guidato da McGuinness, storicamente legato all'IRA e alla sua lotta armata per un’Irlanda unita) è diventato un promotore dell’aborto a richiesta, femminista, un partito politico marxista. E adesso ti trovi con la sconcertante situazione che i votanti sinceramente cattolici e nazionalisti di Derry si sentono obbligati in coscienza a votare per il partito Unionista Protestante fondato da Ian Paisley grazie alla sua posizione più solida anti-abortista. Hume aveva proprio ragione: il cattolicesimo per molti si era ridotto a tribalismo. C'è da dire con tristezza, non con soddisfazione, che se McGuinness si merita qualche elogio per il suo cambiamento di posizione riguardo alla violenza contro la persona nata, merita anche la critica per il suo cambiamento di posizione riguardo alla violenza contro il bambino non nato.

John Hume trascorse tre anni della sua giovinezza studiando per diventare sacerdote, finché si rese conto che quella non era la sua vocazione. Si laureò nell'università con una laurea in Storia e Francese. Era storico e cattolico. Conosceva la storia dell'Irlanda e conosceva la sua fede. Deplorò uno stato di «immaturità politica tra i cattolici». Sollecitò i cattolici a «svolgere un ruolo più attivo nella vita pubblica». Oltre all'ignoranza cattolica della politica, deplorò anche la realtà dell'ignoranza cattolica del cattolicesimo. Grazie all'ignoranza cattolica della politica, del cattolicesimo e della storia cattolica irlandese, la visione cattolica dei leader cattolici, che nel 1916 diedero origine alla Repubblica Irlandese nel Sud, è stata completamente tradita, come è in procinto di esserlo al Nord. 

Il 3 agosto apparve un articolo su The Atlantic dicendo che Hume «non era un santo» per «gli impegni che difese e le complessità che riconobbe». L'autore dell'articolo affermava che la visione di Hume era imperfetta e incompleta, concludendo: «Quando i giganti muoiono, vengono canonizzati, ma di solito non diventano giganti per essere santi. Come Hume avrebbe riconosciuto, la vita è più complessa». L’ipotesi di fondo è che l'ingegno politico in situazioni complicate non è compatibile con la santità. Purtroppo, anche adesso, molti cattolici vanno avanti con la stessa idea. Nulla di più lontano dalla verità. Hume non avrebbe voluto avere niente a che fare con quella posizione. Condannò instancabilmente l'ignoranza sulla politica e sul cattolicesimo sia tra i cattolici sia tra i non cattolici. Di fatto, in Hume, la Chiesa cattolica ha facilmente un modello canonizzabile di Dottrina Sociale e politica cattolica.

Tumba di Sr. Clare

Sr. Clare Crockett, contrariamente ad alcune impressioni erronee, era una studentessa che completò le superiori con ottimi voti. Il desiderio di imparare faceva parte della sua personalità. La sua padronanza dello spagnolo era impressionante, così come la sua padronanza della musica. Divenne un'insegnante colta e talentuosa. Come Hume, aborrì la riduzione del cattolicesimo a tribalismo e lo affermò pubblicamente in diverse occasioni. Mostrò profondo interesse quando, nel 2010, il primo ministro britannico David Cameron si scusò pubblicamente per gli interventi dell'esercito britannico nel “Bloody Sunday”, nel massacro di Bogside, proprio accanto a dove ella era cresciuta. 

Nel suo profetico romanzo 1984 George Orwell descrive la manipolazione del linguaggio e l'ignoranza della storia come strategie che facilitano la manipolazione delle masse nei regimi totalitari. Sr. Clare non ignorava la politica, la storia o la dottrina cattolica. Era intellettualmente e politicamente consapevole. Ciò era importante per lei. Secoli di pressione storica avevano forgiato la sua famiglia e la sua personalità, plasmandola nel bene e nel male in quello che era. Quanto meglio conosciamo la nostra storia, tanto meglio conosciamo noi stessi e meglio siamo in grado di crescere, con la grazia di Dio, nella giusta direzione. Come mio padre, ella digiunò e pregò per la pace nell'Irlanda del Nord, e ne seguì l'evoluzione politica. Il cattolicesimo, come è stato spesso detto, non è una religione di "o - o" ma di "e - e". Non si tratta di essere o santo o politico: un cattolico può essere politico e santo.

Negli ultimi anni della sua vita John Hume soffrì di demenza. Come Madre Angelica, la fondatrice della catena televisiva cattolica EWTN, un'altra comunicatrice che ha cambiato il mondo, fu purificato nei suoi ultimi giorni dal silenzio. Sua moglie Pat dichiarò che non dovette mai preoccuparsi che uscisse da casa e che si perdesse per le vie di Derry, perché non mancò mai gente che lo prendesse per braccio e lo riportasse a casa. Ella chiamava Derry «città amica della demenza». Suo marito si era guadagnato veramente il cuore della sua gente, come Sr. Clare.

Un nativo di Derry, storico locale e amico del Focolare della Madre, Thomas Gallagher, mi scrisse dicendo: «Sì, c'è una crescente attrazione per Sr. Clare, specialmente durante il lockdown. Ogni due o tre case trovi una sua foto alla finestra. Inoltre è così evidente che ella conduce alle porte della Chiesa coloro che non vanno a Messa né pregano. Ella è un'ispirazione che li riconduce alla fede. È incredibile la connessione che ha con la sua gente. Quando vanno a visitare la sua tomba, è per necessità reale e per pregare per le loro preoccupazioni e per le loro faccende, mentre altri visitano le tombe dei politici come segno di rispetto».

Sr. Clare

Fu Thomas, insieme a suo fratello Sean, che organizzò il pellegrinaggio in Spagna in cui Sr. Clare scoprì la sua vocazione. Le sue riflessioni su John Hume sono pure rilevanti: «Un uomo grande e umile, un uomo di fede, un uomo benedetto da Dio per compiere una missione. È una nuova storia di Davide e Golia in cui John Hume era Davide. La pietra della sua fionda era il buonsenso in mezzo al caos. Hume era un cattolico praticante, e penso che fu scelto da Dio in risposta a secoli di preghiere. Il suo riconoscimento mondiale è significativo, poiché è l'unica persone ad aver vinto i tre premi: Nobel, Gandhi e Martin Luther King. Tutto il denaro che ricevette con i premi lo consegnò per opere di carità. La cattiva salute, poco dopo aver firmato l'Accordo del Venerdì Santo, gli tolse tutta la gloria personale. Secondo me Dio ascoltò e rispose alle preghiere di generazioni di sofferenti cristiani irlandesi, facendo luce in mezzo a una grande oscurità attraverso la visione di Hume, la conversione di McGuinness riguardo all'uso delle armi e la vocazione ispiratrice di Suor Clare».

Che le visite alle tre tombe di Derry continuino per molto tempo. Se verranno accompagnate da una seria riflessione storica, morale, politica e religiosa, insieme alla preghiera, i frutti potranno essere abbondanti per l'Irlanda del Nord, per tutta l'isola, per la Gran Bretagna e per il mondo. È molto, ma se otteniamo qualcosa da questa storia, è che i miracoli accadono. Sr. Clare, prega per noi.

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Per favore, non ti dimenticare di indicare di dove sei, su quale di loro è la storia che ci riferisci, e come l’hai o le hai conosciuta/e.